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Mercoledì 22 Novembre 2017
Rassegna lucchese sulla bioarchitettura PDF Stampa E-mail
\"date\" Lunedì 3 agosto 2008           di Maurizio Guccione

 

La cultura del saper costruire passa dall’impiego di materiali alternativi e, soprattutto, biocompatibili. Non è uno slogan ma dovrebbe rappresentare l’incipit per proiettarsi in una logica in cui, anche l’architettura, mostra di saper cogliere ogni motivo utile a sostegno del rispetto ambientale, passando da un approccio corretto e generoso verso l’ambiente..

Così l’Istituto nazionale di bioarchitettura, sezione di Lucca, ha pensato di organizzare un’originale rassegna dal titolo “Architetture dal bosco”, in collaborazione con il Centro culturale internazionale “Il bosco di Migliarino” nei “Magazzini Lisabetta Salviati per l’arte”. Un appuntamento che dallo scorso 6 giugno, attraverso diverse sessioni e temi, si protrarrà nel suggestivo scenario del Parco di San Rossore fino al 5 settembre. Ospite di eccezione, nei giorni scorsi, è stato l’architetto Imre Makovecz, progettista del padiglione ungherese all’Expo di Siviglia del 1990, considerato il più illustre bioarchitetto ungherese.
Si legge di lui: “Il movimento dell’architettura organica ungherese si esprime attraverso le opere di Imre Makovecz…..e soprattutto sulle idee antroposofiche ed euritmiche di Rudolf Steiner. Un’architettura che nasce da presupposti internazionalisti e affonda le proprie radici nella cultura tradizionale ungherese”. Al di là delle forme utilizzate da Makovecz che, come sostengono i conoscitori, “attingono al ricco bagaglio ella tradizione ungherese”, molto si deve concentrare sull’utilizzo, come materiale, del legno. Il merito di chi ha organizzato l’evento, curato in ogni minimo particolare, è quello di sensibilizzare lo sviluppo della bioarchitettura: un elemento da non sottovalutare perché si interseca in un continuum di regole (e principi, verrebbe da dire) che non possono prescindere dal rispetto verso l’ambiente, attraverso una forma che potrebbe ispirarsi a un particolare capitolo di pedagogia. Il caposaldo che ispira l’Istituto nazionale di bioarchitettura è quello che la definisce come “la disciplina progettuale che attua e presuppone un atteggiamento ecologicamente corretto nei confronti dell’ecosistema ambientale”.

Un passaggio determinante di questo nuovo approccio che abbraccia diverse scienze, lo esprime bene questo concetto diffuso sempre dall’Istituto nazionale di bioarchitettura: “La novità programmatica non risiede nella specificità delle singole discipline – si legge – quanto nel loro collegamento in una prospettiva capace di rivoluzionare la stessa percezione della qualità architettonica”. Vale la pena visitare la tenuta Salviati (ingresso libero, giugno – agosto tutti i giorni ore 10 – 12 e 16 – 19) per conoscere e capire il valore aggiunto dato da un concetto di progettazione che passando da rassegne e mostre documentarie, apre uno squarcio verso l’utilizzo di materiali impiegati nell’edilizia biocompatibile, valorizzando e rendendo peculiare la bellezza delle forme progettuali. Proponendo, inoltre, un concetto etico da sviluppare con massima cura.
E’ probabile che non sia facile, per chi si dimostra così attento proponitore, far capire che in ballo vi è una profonda metamorfosi di tipo culturale: una di quelle scommesse che la civiltà di oggi non può esimersi dall’accantonare, non tanto per il nostro agire quotidiano, quanto per un concetto futuro che tenda a uscire da schemi, logiche e piccoli àmbiti fini a se stessi.

Per informazioni sugli eventi, ufficio stampa: Franca Severini, Paola Boschieri, 333.3901071 e Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Da visitare anche il sito www.magazzinilisabettasalviati.it.