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Quando i duri decidono di diventare diplomatici PDF Stampa E-mail

\  Lunedì 23 giugno 2008        di Immanuel Wallerstein

(Traduzione di Fabio Tarini, l'originale è reperibile all'indirizzo http://fbc.binghamton.edu/cmpg.htm

 

Il presidente George W. Bush e la sua cricca di neo-cons hanno fatto un punto d’onore di tenere i rapporti con i regimi che non gli piacevano con durezza e non con morbida diplomazia. Nel suo discorso sullo Stato dell'Unione del 2002, Bush denunciò “l’asse del male" - composto da Iraq, Iran e Corea del Nord - e proclamò che gli Stati Uniti avrebbero agito per smantellare i loro regimi, non per negoziare con loro.

Subito dopo Bush sospese l'Accordo Quadro del 1994 che l'amministrazione Clinton aveva negoziato con la Corea del Nord; in risposta, la Corea del Nord riavviò il suo reattore nucleare e chiuse la sua cooperazione con l'Agenzia internazionale dell'energia atomica (AIEA). Dopo questo, gli Stati Uniti si rifiutarono di tenere colloqui bilaterali con la Corea del Nord, insistendo che tutte le discussioni avvenissero attraverso i cosiddetti colloqui a sei (Stati Uniti, Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Giappone e Russia) come unica forma di contatto.

 

Nel 2006, la Corea del Nord fece esplodere ufficialmente una bomba nucleare. Subito dopo, gli Stati Uniti iniziarono gli incontri bilaterali con la Corea del Nord, che avevano precedentemente rifiutato. Nel giugno 2008 sono stati annunciati i primi risultati concreti di questi negoziati. La Corea del Nord ha demolito una torre nucleare e gli Stati Uniti hanno escluso la Corea del Nord dalle sanzioni del Trading-with-the-Enemy Act, ed hanno spedito aiuti alimentari. Questo è stato considerato da parte degli Stati Uniti un "progresso incrementale".