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Sabato 23 Settembre 2017
Music for Peace, l'allegria utile PDF Stampa E-mail

  musicbus\"date\" Giovedì  05 Giugno 2008           di Maurizio Guccione

 

Quando si parla di solidarietà nei confronti dei popoli vessati da conflitti armati e ignorati nel rispetto dei diritti umani, occorrerebbe diversificare  fra  chi l’annuncia e chi la pratica.

Ho conosciuto in questi giorni  i volontari di “Music for peace”  che operano da Genova e dalla Liguria in generale, attraverso un modo allegro di organizzare missioni di pace nel mondo. Il veicolo (materiale) è un vecchio pullman, completamente riadattato al suo scopo, ovvero quello di essere itinerante nelle piazze  delle città dove si svolgono eventi musicali. Al suo interno, le fotografie e il racconto dell’associazione umanitaria e che mostrano l’importante e, devo dire, peculiare impegno dell’associazione presieduta da Stefano Rebora.

Si chiama “Solidar bus”  il luogo dell’impegno viaggiante di Music for Peace. Accoglie, dicevamo, le testimonianze dirette di chi, attraverso l’organizzazione di eventi musicali (uno recente, pochi giorni fa nei locali dei camalli genovesi, quello che ha visto gli “Statuto” e i Modena City Ramblers esibirsi in una bellissima performance) propone la sua politica di impegno per i popoli che hanno bisogno (Saharawi in primis), tanto bisogno di gesti concreti. Stefano Rebora incarna il senso pragmatico dell’azione umanitaria. Ha improntato l’azione degli aiuti attraverso un ponte con le Ong che operano in Afghanistn come in Iraq, in Palestina come nello Sri Lanka, tanto per citare luoghi e popolazioni, organizzando le spedizioni in maniera rigorosa. “La raccolta del materiale che occorre – spiega Rebora – avviene secondo il criterio delle effettive necessità. Abbiamo rapporti con associazioni come Emergency (frequenti i contatti con Gino Strada, nda) e attraverso loro impostiamo la raccolta di quanto serve: derrate alimentari, materiale didattico, farmaci”. Rebora illustra le modalità di invio. “Confezioniamo i pacchi – kit  che spediamo attraverso container. Noi seguiamo l’operazione dall’inizio e durante il viaggio. E sul posto ci siamo ancora noi  a distribuire quanto raccolto alle popolazioni”.

Quello che colpisce è lo straordinario senso di rispetto che l’associazione mantiene fino in fondo verso i destinatari degli aiuti. Rebora spiega che la distribuzione presso le case dei popoli destinatari, viene condotta da persone del posto: una sorta di rispetto aggiuntivo per la dignità degli abitanti. Spesso accade che siano i volontari di Music for Peace a consegnare il materiale: e qui scatta il valore aggiunto dell’intera operazione umanitaria, per il contatto di mani che ne stringono altre e occhi di bambini che ricevono un semplice peluche. 

Music for Peace (www.creatividellanottemusicforpeace.org) esegue un lavoro meritorio anche nelle scuole, parlando agli studenti e “formandoli” ad una cultura della solidarietà e della conoscenza. L’associazione genovese  ha scelto di non espandersi troppo anche per non rischiare di non poter gestire l’impegno. Segue canali e contatti con le ambasciate, le istituzioni (a partire dalla regione Liguria, dei tanti comuni e delle province) e si avvale della collaborazione di sponsor che risultano essere fondamentali. Abbattere i costi di spedizione di containers non è cosa da poco, ad esempio. I concerti organizzati da Music for Peace, brulicano di giovani e meno giovani. Si ascolta musica, dunque, si viene in contatto con gli artigiani che espongono i loro prodotti. Si va ai concerti per consegnare il materiale richiesto e ci si diverte.

E non si può entrare nella “Sala chiamata del porto” a Genova, senza essere passati dalla testimonianza dei reportage fotografici che Music for Peace ha eseguito, puntualmente,  in occasione di ogni missione. Allora, le mine anti-uomo, i corpi devastati dalle bombe, il risultato di guerre perpetrate con lucida volontà, non possono passare inosservate. Si entra in quei luoghi festosi e la pelle si aggrinzisce. Si entra e, poco dopo,  gente qualsiasi si diverte ballando e cantando. Dietro al palco dell’evento, Stefano Rebora e tutti i volontari di Music for Peace   non si sentono ma ci sono. Poi, quando esci e li vai a ringraziare, ti senti rispondere: “No, io c’entro poco, è grazie a questa gente che esistiamo”. La politica dei tavoli ovali, di tutto questo, conosce ben poco.