III (2012), 1 PDF Stampa E-mail


Movimenti sociali


May Day: The Return of the Trade-Unions?


by Immanuel Wallerstein


Organizing trade unions was a quite radical idea as late as the first half of the nineteenth century. They were illegal almost everywhere. So when the laws prohibiting them were repealed in some European countries, North America, and Australia in the second half of the nineteenth century, it was intended as a concession to the pressures of the workers, actually the urban workers, in the hope and expectation that the working classes would then be less radical in their demands. In most countries, the trade unions worked closely with the socialist and labor political parties that were coming into existence at the same time. The trade unions were faced with many of the same issues of strategy as the socialist and labor parties. The most important of these issues was whether and in what way they would participate in the electoral processes. As we know, most of them decided they should participate and seek power within state structures. In addition, the trade unions, just like the socialist and labor parties, decided that the only way they could (...)


 


Focus - Verso una democrazia 2.0? (parte II)


Innovazione sociale, partecipazione, conflitto e trasformazione al tempo dei «nuovi media»


L'ultima generazione di infrastrutture web 2.0, unita alla diffusione di media caratterizzati da sempre maggiore interconnettività, sta mutando il modo in cui le persone si costruiscono un’identità sociale, si relazionano tra loro, interagiscono con le istituzioni, con i servizi pubblici e con le imprese, fanno politica. Le opportunità di accesso e scambio di informazioni, gli spazi di creatività e di auto-organizzazione offerte dalla rete e in particolare dai social networks, sembrano costituire la struttura di una nuova sfera pubblica in cui gli utenti-cittadini possono mobilitarsi per sfidare il potere e trasformare, dal basso, le proprie condizioni di vita. Il ruolo giocato da internet e dai nuovi media nella cosiddetta «primavera araba» sembra avvalorare quest’ipotesi e porta a costruire suggestivi parallelismi tra «rivoluzione digitale» e «rivoluzioni politiche». Eppure, anche l’espansione di questa nuova dimensione della sfera pubblica incoraggiata dal web 2.0 non è priva di ambiguità. Se da un lato è difficile non vedere le potenzialità critiche, espressive, relazionali collegate alle nuove tecnologie, la cui accessibilità universale viene rivendicata come un diritto fondamentale, dall’altro è altrettanto difficile ignorare le partite economiche e geo-politiche che si giocano sul controllo della rete, dei motori di ricerca e di tutti i prodotti della net economy, nonché i rischi sulla salute umana derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici. In particolare, l’accentuarsi di impulsi censori contro certi usi della rete, così come il riprodursi online di processi di manipolazione, stratificazione e riproduzione di disuguaglianze devono farci comprendere che non è dall’innovazione tecnologica di per sé che ci si può attendere il rilancio della partecipazione e della politica, ma da un complesso di politiche e di pratiche aventi al centro la cittadinanza attiva. In questo focus ScienzaePace affronta criticamente, e sotto diversi punti di vista, l'insieme di queste problematiche.


 

 

Open Government e Open Data


di Francesca Di Donato


Che cosa si intende con Open Government e Open Data? Quali sono le caratteristiche dei Linked Open Data? L'articolo si propone di rispondere a queste domande ricostruendo in primo luogo il passaggio dal cosiddetto e-Government all'Open Government, nato assai di recente in ambito anglosassone, per concentrarsi in secondo luogo sulla definizione giuridica e tecnica di Open (Government) Data, per concludere, infine, con un'analisi delle conseguenze che l'adozione di un paradigma basato sui Linked Open Data (LOD) può avere, in termini di trasparenza amministrativa e di sostegno ai modelli di cittadinanza attiva [leggi il Working Paper].



Prospettive di libertà in rete

Appunti per la costruzione di una rete libera da controllo e censura


di eigenLab


Per riuscire a comprendere ed analizzare al meglio l'odierna situazione riguardo alla regolamentazione di internet, e quindi ai processi che hanno portato alle leggi e ai trattati internazionali in discussione in questo periodo, è importante ripercorrere in maniera più o meno cronologica i passi legislativi, statunitensi e non, dal 1998 ad oggi. È infatti nel 1998, quando gli Stati Uniti d'America decidono di emanare il Digital Millenium Copyright Act (DMCA) per implementare e rafforzare il contenuto di due trattati redatti nel 1996 dall'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale, che inizia un lungo processo di censura del web. Questa legge dichiara illegale la produzione e la diffusione di strumenti, servizi o tecnologie che possono aiutare ad aggirare i meccanismi di protezione della proprietà intellettuale e criminalizza qualsiasi elusione dei suddetti meccanismi, anche se non violano esplicitamente il diritto d'autore. I vari SOPA, PIPA e ACTA non sono altro che formalizzazioni della linea introdotta dal DMCA. (...)



Mondi plurali


Laicità interculturale. Cos'è?


di Mario Ricca


La laicità è idea moderna. Con la modernità condivide sia la matrice universalistica, sia la realizzazione storica localistica. La trasformazione in senso multiculturale delle società impone però una de-culturalizzazione o delocalizzazione del lessico laico. Esso deve aprirsi a una differenza di caratura antropologica, che vede la religione quale agenzia di produzione di senso all’interno delle diverse culture agite dagli individui. La realizzazione di una laicità interculturale rappresenta la chiave per assicurare la sintonizzazione degli ideali regolativi del pensiero laico con le effettive esigenze di uguaglianza presenti all’interno delle contemporanee società democratiche. Marcare questo obiettivo impone un’agenda complessa e difficile da rispettare. La sfida però è necessaria, anzi ineludibile. [leggi il Working Paper].



Mediazione e nonviolenza


Gandhi’s innovation and legacy

Hind Swaraj as a source of a new political theory and a new model of development


by Antonino Drago


The present paper suggests that Gandhi’s innovative life represents the beginnings of three reforms, of religious tradition, ethics and politics. Their common historical novelty was their universal nature. These reforms became apparent in their prosecutions by mainly his Western disciple, Lanza del Vasto, who promoted them from a mostly subjective representation to a structural representation. Two guide-lines in all these reforms are recognised; in the case of the political reform they define one out four models of development, i.e. the basic notion of the political theory of non-violence. The lack of these theoretical notions in Gandhi’s thinking gives reason of his drastic attitude in depicting through Hind Swaraj Western civilisation as a merely evil civilisation as well as some other points of the above mentioned reforms that are still unachieved. [leggi il Working Paper].



Diritti fondamentali


Higher education under attack


by Immanuel Wallerstein


For a very long time there were only a few universities in the world. The total student body in these institutions was very small. This small group of students was drawn largely from the upper classes. Attending the university conferred great prestige and reflected great privilege. This picture began to change radically after 1945. The number of universities began to expand considerably, and the percentage of persons in the age range that attended universities began to expand. Furthermore, this was not merely a question of expansion in those countries that had already had universities of note. University education was launched in a large number of countries that had few or no university institutions before 1945. Higher education became worldwide. The pressure for expansion came from above and below. From above, governments felt an important need for more university graduates to ensure their capacity to compete (...)



Ritratti


Morte di un chimico viareggino

Un ricordo personale di Franco Marioni


di Giorgio Montagnoli


Di Viareggio, Franco Marioni aveva conservato l’improntitudine che lo portava a parlare solo per battute spiritose, e che veniva a costituire il fondo della sua cordiale allegria. Aveva mantenuto anche l’amore per la comunità della piccola cittadina, con l’amorosa partecipazione ai problemi dei diritti umani, ai beni comuni, al lavoro, alla convivenza e alla pace. Segno di questo, le parole amiche di ultimo commiato da parte di Luigi Sonnenfeld, continuatore di Sirio Politi alla direzione della piccola rivista locale “Lotta come amore”. Del chimico Franco Marioni aveva di natura la disposizione alla ricerca libera, solo improntata alla sua fantasia. Chi lo ha conosciuto parla della difficoltà di contenere e comprendere appieno le sue idee che apparivano come uno sciame incontenibile. Due specifiche che contrastano molto con la mia presenza nella chimica pisana, e rivelano la sua cortesia nei miei confronti nel considerarmi collega di riguardo. Infatti, nel mio caso, l’avventura vissuta datava dalla decisione di mio padre all’uscita dalle scuole medie (...)



Modelli di sviluppo


La cultura nelle periferie dell'impero

Tagli all’istruzione e preferenze per una formazione a scarso valore aggiunto in Italia


di Paola Baoicchi


Negli anni ‘10 del Novecento l’ingegner Frederick Winslow Taylor, il padre dell’organizzazione scientifica del lavoro, sosteneva che il lavoratore ideale doveva somigliare a Schmidt, l’operaio-ideale scelto tra altri 74 per trasportare la ghisa perché “tonto”, pieno di “spirito di sacrificio”, “non molto aperto di mente”, e così “sciocco e paziente da ricordare come forma mentis... la specie bovina”. Tanta “ottusità” risultava attraente per Taylor perché i lavoratori più “sciocchi obbediscono sempre” (Taylor 1954) anche quando non gli converrebbe. Schmidt aveva accettato, infatti, a fronte di un incremento del 60% del salario, di sobbarcarsi quasi il 400% di lavoro in più. Taylor e la sua visione appartengono al passato? Ci dicono di no le recenti cronache che arrivano dalla Fiat sull’eliminazione delle pause durante il lavoro: alla catena di montaggio, nella maggiore fabbrica italiana, si lavora con il sistema Ergo-Uas combinato con il Wcm (World class manufacturing), per cui il lavoratore non può muovere neanche un passo dalla sua postazione, durante 18 turni, (...)



Il diritto all’acqua. Alcune riflessioni alla luce della teoria giuridica dei beni comuni


di Rocco Albanese


Il diritto all’acqua può essere considerato come la ‘cerniera’ concettuale che lega gli attualissimi dibattiti giuridici, politici ed economici, sull’acqua come bene e sui servizi idrici. Nel primo paragrafo del saggio viene presentata una breve ricognizione dell’emersione della nozione di diritto all’acqua, a partire dalle prime formulazioni in ambito internazionale fino alle più recenti codifiche nelle legislazioni nazionali e nelle Costituzioni di alcuni Stati. Nel secondo paragrafo viene sviluppata una riflessione critica tesa a dimostrare, alla luce dell’adesione alla teoria giuridica dei beni comuni, la necessità di una qualificazione autonoma ed ecologica del diritto all’acqua. Tale qualificazione avrebbe un’incidenza significativa e diretta sia nella discussione sugli assetti proprietari del bene-acqua, sia – soprattutto – nella scelta tra diversi modelli di servizio idrico. [leggi il Working Paper].



Focus - Verso una democrazia 2.0? (parte I)


Innovazione sociale, partecipazione, conflitto e trasformazione al tempo dei «nuovi media»

 


L'ultima generazione di infrastrutture web 2.0, unita alla diffusione di media caratterizzati da sempre maggiore interconnettività, sta mutando il modo in cui le persone si costruiscono un’identità sociale, si relazionano tra loro, interagiscono con le istituzioni, con i servizi pubblici e con le imprese, fanno politica. Le opportunità di accesso e scambio di informazioni, gli spazi di creatività e di auto-organizzazione offerte dalla rete e in particolare dai social networks, sembrano costituire la struttura di una nuova sfera pubblica in cui gli utenti-cittadini possono mobilitarsi per sfidare il potere e trasformare, dal basso, le proprie condizioni di vita. Il ruolo giocato da internet e dai nuovi media nella cosiddetta «primavera araba» sembra avvalorare quest’ipotesi e porta a costruire suggestivi parallelismi tra «rivoluzione digitale» e «rivoluzioni politiche». Eppure, anche l’espansione di questa nuova dimensione della sfera pubblica incoraggiata dal web 2.0 non è priva di ambiguità. Se da un lato è difficile non vedere le potenzialità critiche, espressive, relazionali collegate alle nuove tecnologie, la cui accessibilità universale viene rivendicata come un diritto fondamentale, dall’altro è altrettanto difficile ignorare le partite economiche e geo-politiche che si giocano sul controllo della rete, dei motori di ricerca e di tutti i prodotti della net economy, nonché i rischi sulla salute umana derivanti dall'esposizione ai campi elettromagnetici. In particolare, l’accentuarsi di impulsi censori contro certi usi della rete, così come il riprodursi online di processi di manipolazione, stratificazione e riproduzione di disuguaglianze devono farci comprendere che non è dall’innovazione tecnologica di per sé che ci si può attendere il rilancio della partecipazione e della politica, ma da un complesso di politiche e di pratiche aventi al centro la cittadinanza attiva. In questo focus ScienzaePace affronta criticamente, e sotto diversi punti di vista, l'insieme di queste problematiche.



Smart Cities. Nuove tecnologie della comunicazione a servizio dell’inclusione sociale e della democrazia


di Elisabetta Zuccaro e Giorgio Montagnoli


Uno studio finanziato dalla Fondazione Rockfeller offre lo spunto per una riflessione sul ruolo delle nuove tecnologie della comunicazione e dell'informazione nel disegno delle città del prossimo futuro e sulla significativa posta in gioco sul piano delle garanzie democratiche, della sostenibilità sociale/ambientale, dell'inclusione delle categorie sociali emarginate. Lo studio pone in evidenza come “il prossimo decennio sarà un periodo di rapida espansione nella fornitura di dati urbani e di un loro utilizzo sempre più sofisticato. La fornitura si espanderà come conseguenza del costo decrescente dei sensori, dei tipi di indicatori che essi permetteranno di misurare e del livello di dettaglio” (IFTF 2011). Storicamente, la nostra capacità di monitorare la città è stata limitata. (...)



L’esposizione ai campi elettromagnetici nella società della comunicazione

Come salvaguardare la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini


di Alessandro Valenza


Non li vediamo, non li sentiamo, non emanano cattivi odori eppure sappiamo che i campi elettromagnetici ci sono. Non è necessario scomodare Sherlock Holmes per accorgersi della loro presenza. Ne abbiamo le prove. Sono sufficienti, ad esempio, i telefoni cellulari che comunicano tra loro senza alcuna connessione via cavo. Ci basta pensare alle radio o ai telefoni cordless per intuire una presenza invisibile e, proprio per questo, più inquietante. Da sempre, infatti, l'essere umano è spaventato da ciò che non vede. Il buio, ancora oggi, nonostante ogni sforzo razionale, incrementa la nostra percezione del pericolo. Non per il buio in sé, ma per l'impossibilità di usare a pieno le capacità del nostro apparato visivo. Sappiamo, dunque, che i campi elettromagnetici esistono: occorre tenerne conto, come di un risvolto inevitabile della sempre maggiore connettività e dell’intensificazione globale delle comunicazioni proprie della società contemporanea. (...)



Nuovi media e potenzialità politiche della rete

Una proposta di definizione della “democrazia 2.0”


di Federico Quadrelli


È proprio vero, come sostengono polemicamente alcuni studiosi, che “se consideriamo la riflessione accademica, ma anche l’universo del discorso giornalistico, di quello politico, di quello quotidiano e di senso comune, ci accorgiamo che la tanto sbandierata novità delle reti finisce di fatto per dare luogo a nulla di più che un’appendice alle vecchie chiacchiere sui mass media” (Paccagnella, 2002, pp. 95-96)? Era il 1964 quando Umberto Eco pubblicava il suo famoso saggio sugli «apocalittici» e gli «integrati», ossia sulle due linee di pensiero che vedevano nel diffondersi dei mezzi di comunicazione di massa (radio e soprattutto televisione) due tendenze evolutive opposte: i primi ne denunciavano la portata negativa, i secondi ne esaltavano quella positiva. Entrambe le posizione però, malgrado gli assunti diametralmente opposti, condividono secondo Paccagnella una medesima concezione dell’utente come “soggetto passivo”, che tende a subire o effetti negativi o effetti positivi a prescindere dalla sua “volontà”. Tuttavia la televisione, la radio e oggi internet sono solo degli “strumenti”, ossia non hanno di per sé un senso, a meno che non sia l’utente ad attribuirgliene uno. E questo perché “il fruitore dei media non è una semplice spugna che si limita ad assorbire il flusso comunicativo a cui viene esposta, ma costruisce attivamente il senso e il significato dei messaggi fino ad arrivare a poter essere considerato un co-autore della comunicazione” (Paccagnella, 2002, p. 100). (...)



Politica online: nuovi spazi di partecipazione collettiva


di Francesca Veltri


Quando si parla di politica, a qualsiasi livello, si fa generalmente una distinzione istintiva fra ciò che è di interesse pubblico, collettivo, e ciò che costituisce il privato, la sfera individuale e finanche intima di ciascuno. Allo stesso modo, quando l'oggetto del discorso è internet – ed in particolare il sottoinsieme dei suoi nodi che costituiscono il cosiddetto world wide web, la “tela grande quanto il mondo” (Gallino 2000) – uno dei primi concetti che vi si associa è quello di 'virtuale', non tanto nel senso di 'irreale', quanto piuttosto nell'accezione di una diversa sfumatura di realtà, contrapposta a ciò che è fisico, concreto, tangibile. Tuttavia, se proviamo ad analizzare la pratica della politica e quella dell'uso di internet, vediamo i concetti mescolarsi, le dicotomie assumere un aspetto meno rigido, scivolare insensibilmente le une nelle altre, in uno spazio dai contorni indefiniti dove i bisogni individuali possono assumere l'aspetto di interessi comuni e viceversa, le discussioni meramente telematiche avere delle ricadute concrete e gli episodi concreti dare origine a dibattiti virtuali (...)



Participation and deliberation on the Internet

A case study on digital participatory budgeting in Belo Horizonte


by Rafael Cardoso Sampaio, Rousiley Celi Moreira Maia and Francisco Paulo Jamil Almeida Marques


This paper aims to examine how political conversations take place on the digital discursive tools offered as part of the Digital Participatory Budget in Belo Horizonte (Brazil). The authors propose an analytical model based on deliberative theories in order to investigate the discussions over this participatory program. The main sample consists of the messages posted by the users (n=375) on the commentaries section. The results show that reciprocity and reflexivity among interlocutors are rare; however, the respect among the participants and the justification levels in several arguments were high during the discussion. Even in a situation in which there is no empowerment of the digital tools, the internet can effectively provide environments to enhance a qualified discursive exchange. In spite of low levels of deliberativeness, the case study shows that there are important gains concerning social learning among the participants. [leggi il WP].

 



Obiettivo mondo


Morocco’s silent revolution


by Valentina Bartolucci


The last few weeks of 2011 were critical for democracy in the Middle East, as illustrated by developments in a number of countries. In Yemen, Ali Abdullah Saleh signed an agreement to give up power, though he has yet to deliver on this repeated pledge; in Bahrain, the government accepted the findings of a frank report on human rights; in Egypt, thousands of people demonstrated to reclaim their revolution; and in Tunisia, Egypt and Morocco, parliamentary elections were held - the first since the wave of protests that began to sweep the Arab world in December 2010. Morocco’s experience in the context of these region-wide trends has been as distinctive as that of any other Arab country. In 2011, Morocco too was characterised by popular protests demanding governmental changes and constitutional reforms (...)



Guerre e conflitti


Conflict Theory, Complexity and Systems Approach


by Giorgio Gallo


Since the end of the Cold War we are witnessing the emergence of new types of conflicts. Conflicts appear to be more and more complex, and still too often they are approached in a simplistic way, using a linear type of reasoning. Complexity is disregarded, and the need for systemic thinking is underestimated, not rarely leading to disastrous results. Feedback are most often ignored, but, most important, the complex dynamics which make a conflict to change over time, following paths difficult to predict, are rarely taken into account. A shift from a pre-complexity mindset to a complexity one is necessary. In the paper, also by means of concrete examples, we will try to show how a Systems Thinking approach is essential to analyze today’s conflict, to prevent them and to act so to make them to develop along non violent constructive paths rather than along violent destructive ones [leggi il WP].