II (2011), 3 PDF Stampa E-mail


Focus n. 3/2011 - Verso una democrazia 2.0?

Innovazione sociale, partecipazione, conflitto e trasformazione al tempo dei «nuovi media»


L'ultima generazione di infrastrutture elettroniche web 2.0, unita alla diffusione di media caratterizzati da sempre maggiore interconnettività, sta mutando il modo in cui le persone si costruiscono un’identità sociale, si relazionano tra loro, interagiscono con le istituzioni, con i servizi pubblici e con le imprese, fanno politica. Le opportunità di accesso e scambio di informazioni, gli spazi di creatività e di auto-organizzazione offerte dalla rete e in particolare dai social networks, sembrano costituire la struttura di una nuova sfera pubblica in cui gli utenti-cittadini possono mobilitarsi per sfidare il potere e trasformare, dal basso, le proprie condizioni di vita. Il ruolo giocato da internet e dai nuovi media nella cosiddetta «primavera araba» sembra avvalorare quest’ipotesi e porta a costruire suggestivi parallelismi tra «rivoluzione digitale» e «rivoluzioni politiche». Eppure, anche l’espansione di questa nuova dimensione della sfera pubblica incoraggiata dal web 2.0 non è priva di ambiguità. Se da un lato è difficile non vedere le potenzialità critiche, espressive, relazionali collegate alle nuove tecnologie, la cui accessibilità universale viene rivendicata come un diritto fondamentale, dall’altro è altrettanto difficile ignorare le partite economiche e geo-politiche che si giocano sul controllo della rete, dei motori di ricerca e di tutti i prodotti della net economy. L’accentuarsi di impulsi censori contro certi usi della rete, così come il riprodursi online di processi di manipolazione, stratificazione e riproduzione di disuguaglianze devono farci comprendere che non è dall’innovazione tecnologica di per sé che ci si può attendere il rilancio della partecipazione e della politica, ma da un complesso di politiche e di pratiche aventi al centro la cittadinanza attiva. Il Focus n. 3/2011 della rivista ScienzaePace intende affrontare criticamente, e sotto diversi punti di vista, l'insieme di queste problematiche.



The Fallacy of Transparency

Why radical openness is not enough to restore democracy


by David Eickhoff


One of the huge and most urgent problems of modern post-democratic politics is its intertwinement with powerful economic interests and the resulting loss of autonomy. Colin Crouch has pointed out how in a neo-liberal setting “the economic actions of government become distorted by lobbies with privileged political access” (Crouch, 2004, xi). This distortion amounts to downright extortion where – as is common in the current globalized economy – large corporations “have frequently outgrown the governance capacity of individual nation states” (ibid., 29) and have thus been enabled to not only have a say in national politics as equally represented stakeholders, but to influence government decisions in such a way as to make them dependent on the consent of a narrow board of executive officers. If a country's fiscal or labour politics do not satisfy (...).



Il cibo come "bene comune"

Tecnologie web 2.0 a sostegno del "Piano del cibo"


di Leonardo Ferrante


Tra il cibo di cui ci nutriamo e la rete in cui navighiamo passa un filo possibile. La cruna dell’ago utile a tessere questo intreccio è costituita da una nuova consapevolezza di cosa sia l’alimentazione oggi. Tale rinnovata cognizione possiamo condensarla in un’espressione evocativa: se si guarda il cibo si vede ciò che si mangia, se si guarda il mondo attraverso il cibo si vedono una pluralità di fattori che condizionano a fondo il presente e il futuro delle donne e degli uomini. Lungi dall’essere semplice da “digerire”, questa prospettiva richiede di essere spiegata con lentezza affinché si possa arrivare a farne il fondamento per una rinnovata operatività individuale e collettiva. (...).


 


Armi e disarmo


Gli effetti ambientali delle guerre

Come gli eserciti e i conflitti armati mettono in pericolo il pianeta


di Elena Gasparri e Lidia Larecchiuta


Se si pensa al significato comune delle parole “ambiente” e “guerra”, si può avere l’impressione che non abbiano nulla a che vedere l'una con l’altra. A prima vista, le due nozioni sembrano appartenere a due mondi separati: la prima evoca immagini di vita e di benessere, la seconda è immancabilmente legata a pensieri di morte e distruzione. Basterebbe fermarsi a riflettere per scoprire che esistono molteplici e complesse interconnessioni fra “ambiente” e “guerra”, anche se ciò traspare raramente nei dibattiti pubblici e politici in materia. In genere, infatti, quando si parla di guerra si tende a presentare la situazione da un punto di vista politico, socio-economico o umanitario, trascurando gli aspetti ambientali. Allo stesso modo, quando si analizzano gli impatti delle attività antropiche sui sistemi naturali, difficilmente si prende in considerazione la realtà militare e bellica, e si focalizza l’attenzione quasi esclusivamente su quella civile. (...).


 


Movimenti sociali


The Second Wind of the Worldwide Social Justice Movement


by Immanuel Wallerstein


During the protests in Tahrir Square in November 2011, Mohamed Ali, age 20, responded to a journalist's query as to why he was there: "We want social justice. Nothing more. That's the least that we deserve." The first round of the movements took multiple forms across the world - the so-called Arab Spring, the Occupy movements beginning in the United States and then spreading to a large number of countries, Oxi in Greece and the indignados in Spain, the student protests in Chile. They were a fantastic success. The degree of success may be measured by an extraordinary article written by L. Summers in the Financial Times on November 21: "Inequality can no longer be held at bay by the usual ideas." This is not a theme for which Summers has previously been known. (...).




Guerre e conflitti


In Africa centrale la prossima guerra di Obama?


di Antonio Mazzeo


Dopo Afghanistan, Iraq, Pakistan, Yemen e Libia è l’ora dell’escalation militare USA in Africa centrale. Assassinati Osama Bin Laden e Gheddafi, il nemico number one dell’amministrazione Obama è divenuto Joseph Kony, il capo supremo del Lord’s Resistance Army (Esercito del Signore), l’organizzazione di ribelli ugandesi che dalla seconda metà degli anni ’80 ad oggi si è macchiata di gravi crimini contro l’umanità, massacri, stupri e rapimenti di bambini e adolescenti. Con una lettera al Congresso, il presidente Barack Obama ha annunciato l’invio in Africa centrale di un “piccolo numero di militari equipaggiati per il combattimento” per “fornire assistenza alle forze armate locali impegnate a sconfiggere Joseph Kony”. Si tratta, in una prima fase, di un team di “consiglieri” delle forze operative speciali USA, il cui numero dovrebbe crescere entro un mese a un centinaio tra militari e “civili”, compreso un “secondo gruppo equipaggiato al combattimento con personale esperto in intelligence, comunicazioni e logistica” (Vandier, 2011b). I militari hanno raggiunto l’Uganda, ma successivamente le forze armate statunitensi potrebbero estendere il loro raggio d’azione al Sudan meridionale, al Darfur, alla Repubblica Centroafricana e alla Repubblica Democratica del Congo. (...)


 

 

Ambiente e modelli di sviluppo


Dove sta andando la Bolivia del buen vivir?


di Serena Leoni


Fratelli dell'Uomo lavora da più di 40 anni nel settore della cooperazione internazionale, basando il proprio operato sul rafforzamento del partenariato Nord/Sud. Dagli anni ‘80 lavoriamo senza personale espatriato, nella convinzione che le organizzazioni del cosiddetto “Sud del mondo” abbiano le capacità e le conoscenze per operare direttamente e, se giustamente supportate, possano essere agenti di sviluppo e di cambiamento locale molto più stabili e capillari di quanto non siano gli operatori esterni. In quest'ottica, una delle nostre azioni più importanti è quella di favorire il continuo scambio di esperienze e di conoscenze tra i due emisferi. Nel quadro di questa visione della solidarietà attiva internazionale, Fratelli dell’Uomo ha recentemente ospitato a Pisa due rappresentanti di AOPEB, un’associazione di agricoltori ecologici Boliviani. (...)


 

 

Movimenti sociali


The Fantastic Success of Occupy Wall Street


by Immanuel Wallerstein


The Occupy Wall Street movement - for now it is a movement - is the most important political happening in the United States since the uprisings in 1968, whose direct descendant or continuation it is. Why it started in the United States when it did - and not three days, three months, three years earlier or later - we'll never know for sure. The conditions were there: acutely increasing economic pain not only for the truly poverty-stricken but for an ever-growing segment of the working poor (otherwise known as the "middle class"); incredible exaggeration (exploitation, greed) of the wealthiest 1% of the U.S. population ("Wall Street"); the example of angry upsurges around the world (the "Arab spring," the Spanish indignados, the Chilean students, the Wisconsin trade unions, and a long list of others). It doesn't really matter what the spark was that (...)


 

 

La primavera araba è arrivata a Tel Aviv


di Giorgio Gallo


«Ogni venerdì dopo le preghiere nelle moschee del Cairo, ogni sabato sera alla fine dello Shabbat a Tel Aviv». Queste le parole di uno dei leader della protesta che ormai dal 14 luglio spinge molti israeliani nelle piazze. Quella dello scorso 3 settembre, con i suoi circa 400 mila dimostranti in tutto il paese (che conta una popolazione di appena 7 milioni) è stata probabilmente la più grande dimostrazione dalla fondazione dello stato di Israele. All'inizio le prime proteste con le tende nell'elegante Boulevard Rothschild a Tel Aviv venivano prese in giro: proteste di una generazione viziata, proveniente dalla classe media, per ottenere riduzioni degli affitti e del prezzo del cottage cheese. Ma le cose sono a poco a poco cambiate. Nella grande manifestazione del 6 agosto, un grande cartello in ebraico e arabo diceva «L'Egitto è qui». (...)


 

 

Ambiente e modelli di sviluppo


La frammentazione del paesaggio nella frangia urbana e nell’hinterland rurale

Il caso della Valdera in Provincia di Pisa


di Stefano Orsini


In ambito scientifico la questione del consumo di suolo suscita reazioni ormai condivise, con valutazioni generalmente negative sui relativi effetti ambientali e sociali. Il rapporto pubblicato nel 2006 dall’Agenzia Europea dell’Ambiente (EEA) e intitolato Urban Sprawl in Europe. The ignored challenge (EEA, 2006) ha avuto un buon impatto divulgativo, anche al di fuori dei circoli accademici. Urban sprawl indica la diffusione e la dispersione insediativa, fenomeni sintetizzabili in italiano con locuzioni come 'città diffusa', 'territori della dispersione', 'città dispersa' (Secchi, 1996, 2007; Gibelli e Salzano, 2006). Le dinamiche dell’urbanizzazione sono intese nel contesto di questo contributo non soltanto come urban sprawl, ma anche come cambio di destinazione d’uso di terreni e fabbricati rurali per fini abitativi, sia nei contesti ad espansione urbana, sia nei contesti rurali. (...).



 

Armi e disarmo


Armi nucleari di pronto impiego: una minaccia per tutte le nazioni e i popoli

 

di Steven Starr


Presidenti di Stati Uniti e Russia hanno dichiarato congiuntamente che le relazioni fra i rispettivi paesi sono state «riposizionate», e che una guerra nucleare fra loro è ora «impensabile», ma c’è ben poco di vero in questo. I rispettivi piani strategici di guerra contengono tuttora svariate opzioni d’attacco nucleare con centinaia di bersagli pre-programmati, che chiaramente includono città ed aree urbane dell’altrui territorio. Ad esempio, i bersagli strategici degli USA comprendono le forze militari russe, le infrastrutture di sostegno bellico e di armi di distruzioni di massa, e la dirigenza militare e politica (Kristensen, 2010). Inoltre, entrambi i suddetti Presidenti hanno il potere d’autorizzare e iniziare un attacco nucleare nel giro di qualche secondo. Sono sempre accompagnati da un ufficiale con valigetta nucleare, uno speciale dispositivo (...)


 

 

Letture


M. Kaller-Dietrich, Vita di Ivan Illich. Il pensatore del Novecento più necessario e attuale, Edizioni dell'Asino, Roma, 2011.


di Giovanna Morelli


La recente pubblicazione in lingua italiana, a cura delle Edizioni dell'Asino, della biografia di Ivan Illich firmata da Martina Kaller- Dietrich, è sicuramente un evento di cui felicitarsi, in attesa di una più organica e profonda biografia intellettuale ancora tutta da scrivere. In Illich, d'altronde, pensiero e vita si intrecciano inestricabilmente, secondo una consuetudine di filosofia vissuta (forse l'unica veramente necessaria) che ci riconduce ai primordi del pensiero filosofico ed alla grande tradizione classica. Questa fusione di pensiero e vita sancisce la singolarità e l’insostituibilità di Ivan Illich nel panorama dei grandi maestri della nostra epoca. Un pensiero partecipato, quello di Illich, spesso con-creato assieme ai tanti compagni di strada e di studio, nell'ambito di quella philia che è stata una delle ultime grandi riflessioni del filosofo. La Kaller-Dietrich rintraccia le pietre miliari del cammino di Ivan Illich. I punti di riferimento assunti dall’autrice si possono utilmente incrociare con quelli segnalati da Fabio Milana (...)