I (2010), 4 PDF Stampa E-mail

 

Focus 3/2010 - Idee di città e consumo di territorio


Il futuro delle nostre città

 

di Alessandro Baldassari

 

La previsione di quello che sarà il futuro delle città italiane, delle città europee in generale, passa necessariamente dal riconoscimento dei mutamenti che la nostra società ha subito e continuerà a subire per effetto di strategie economiche di respiro più o meno ampio. Questi mutamenti di carattere economico coinvolgono la popolazione attualmente residente negli ambiti urbani e, in prospettiva, comporteranno modificazioni di questi ambiti attraverso eventi che, nonostante ciò che ne pensino i nostri politici, solo in piccola parte sarà possibile, anche volendolo, contrastare. A questa previsione non fa eccezione la città di Pisa. La lettura degli obiettivi generali che l’attuale amministrazione comunale pisana si pone, riportati nel documento urbanistico più importante e di più recente approvazione, ovvero la Varante al regolamento urbanistico - lo strumento che, insieme al piano strutturale, regola il presente e il futuro del territorio comunale - dà un’idea chiara dei limiti che l’attuale concezione dell’urbanistica porta con sé e delle ripercussioni che questa concezione avrà sulla nostra vita nei prossimi anni. Gli obiettivi individuati dalla Variante che ci riguarda sono essenzialmente tre: l’incremento dell’offerta abitativa, la riqualificazione del tessuto urbano esistente, l’azione sulla mobilità. Si tratta di finalità sulle quali, genericamente, è difficile dissentire, soprattutto quando, in relazione alla riqualificazione dell’esistente, si afferma che ciò dovrà avvenire escludendo nuovo consumo del suolo. (...).

 


 

L'urbanizzazione dell'Italia al bivio. Tra vecchie pratiche e nuove strategie di governo del territorio


di Elena Gasparri


L'urbanizzazione del territorio è sempre più un tema caldo nel dibattito pubblico italiano. C'è chi la associa ad un auspicabile “sviluppo” delle città, e chi la maledice ricordando i “bei tempi andati”. Se ne parla molto, eppure spesso si conoscono poco l’ampiezza e le implicazioni del fenomeno: in Italia, ad esempio, nessuno può dire con certezza quale sia la percentuale di suolo urbanizzato, a differenza di altri paesi europei come la Germania, l’Olanda o la Svizzera, dove si effettuano rilevazioni annuali per poi elaborare la pianificazione del territorio. Inoltre, non è facile orientarsi in un settore che attira investimenti pari al 17% del PIL nazionale e in cui ci si scontra, fatalmente, con interessi contrastanti, modelli sociali alternativi, lobby opposte ed agguerrite. Questo articolo intende affrontare alcuni punti chiave della questione del “consumo del territorio”, non solo analizzando i dati disponibili ma anche presentando concrete proposte politiche alternative in via di sperimentazione in alcuni Comuni italiani. Il punto di partenza è costituito dall'analisi di alcuni studi legati all'utilizzo del suolo, in modo da indagare la portata e gli effetti dell'urbanizzazione. (...).

 


 

Proprietà della casa e diseguaglianze: il "caso Italia"

 

di Marco della Pina

 

“Le condizioni abitative e gli oneri economici connessi all’abitazione rappresentano, per alcuni gruppi di famiglie italiane, un fattore di vulnerabilità molto rilevante sul quale agiscono il livello e la composizione dei redditi familiari, la situazione patrimoniale, le condizioni di accesso al mercato delle abitazioni”. È questo l’incipit dell’ultima indagine dell’ISTAT (2010) sulle condizioni abitative delle famiglie residenti in Italia, che evidenzia un progressivo aumento della disuguaglianza abitativa, misurata da precisi indicatori di disagio. Altri rapporti scientifici, usciti in questi ultimi anni (Brandolini, Saraceno, Schizzerotto, 2009) pongono in rilievo come questa maggiore disparità nella disponibilità della casa e nelle situazioni abitative si collochi all’interno di un aumento significativo delle dimensioni della disuguaglianza nell’Italia di oggi: tale evoluzione è evidenziata, in particolare, dall’aumento delle povertà e della marginalità sociale, dalla forte polarizzazione nella distribuzione del reddito, (...)

 


 

 

Mediazione e nonviolenza


Operatori di Pace. Riflessioni sulle prospettive d’impiego dei laureati in scienze per la pace

 

di Antonino Drago


In Italia i corsi di laurea per la pace sono nati quando era ancora aperta e promettente la prospettiva inaugurata dagli eventi del 1989. Con la fine della guerra fredda era legittimo credere che le istituzioni nazionali ed internazionali avrebbero riconosciuto, finalmente, le proposte ed il lavoro di coloro che per decenni si erano impegnati per quella strategia di pace, che è poi risultata vittoriosa rispetto alla strategia dello scontro nucleare tra le due super-potenze, col concorso degli stati dei rispettivi “blocchi”. In molti abbiamo auspicato e creduto che i governi avrebbero risposto a quegli eventi epocali, introducendo nella struttura sociale e politica apposite “istituzioni per la pace”. Abbiamo invece dovuto constatare con amarezza che le istituzioni politiche sono rimaste sorde a queste aspettative, specie quelle dell’Europa, che pure era stata salvata, grazie al precedente impegno per la pace, dall’olocausto di 200 milioni di morti al primo colpo nucleare. (...).

 


 

Accogliere, promuovere e mediare: il “Progetto Homeless” a Pisa


di Alessandro Carta


Quando una comunità locale si confronta in modo diretto con le problematiche legate all'accoglienza di chi vive in stato di grave marginalità, si registra spesso un incremento delle tensioni e il bisogno di riscrivere gli equilibri che determinano la qualità della vita. A partire dal caso del Progetto Homeless che, nella città di Pisa, mira all'inclusione delle persone senza dimora, è possibile chiarire come il ricorso a strumenti di cittadinanza attiva e ad un sistema di interventi di mediazione sociale contribuisca in modo positivo ad accrescere il senso di corresponsabilità. Il progetto nel suo complesso intende promuovere il diritto di cittadinanza delle persone senza dimora. Esso consiste nell'asilo notturno e nel centro diurno, che erogano servizi di “bassa soglia” per rispondere ai bisogni di prima necessità, e nello sportello d'ascolto e nell'unità di strada, che orientano le persone verso le risorse sociali presenti sul territorio e offrono gli strumenti di base per l'avvio di percorsi di accompagnamento (...).

 


 

 

Campagne e movimenti sociali


Intervista a Priscila Facina Monnerat, Movimento Sem Terra


Priscila Facina Monnerat, esponente del Movimento Sem Terra, ha partecipato a Pisa ad alcune iniziative organizzate dall’associazione Fratelli dell’Uomo insieme al corso di laurea in Scienze per la Pace. Prima un seminario alla Facoltà di Ingegneria su “Questione Ambientale e sovranità alimentare in Brasile”, poi un dibattito pubblico a Rebeldía su “Brasile: elezioni politiche e movimenti sociali”. ScienzaePace le ha posto alcune domande: sul suo lavoro e sulle campagne della sua organizzazione, sulla situazione sociale in Brasile dopo il lungo governo Lula, sulle prospettive aperte dall'elezione di Dilma Rousseff, sul futuro dei movimenti sociali per la terra e del loro rapporto con i contesti urbani. Dall'intervista emerge tutto il potere di cambiamento insito nelle pratiche di "auto-organizzazione dal basso" e in una modalità di rapporti sempre critici e autonomi verso i partiti. (...).

 


 

 

L'unica democrazia del Medio Oriente

 

di Giorgio Gallo


Lo scorso settembre l'evento principale riguardo al conflitto israelo-palestinese è stato la ripresa dei cosiddetti negoziati di pace, sotto gli auspici del presidente Obama. Un evento che ha avuto le prime pagine della stampa italiana e internazionale, e che continua a essere seguito con grande attenzione. Pochissima invece l'attenzione per un episodio minore, ma non per questo irrilevante, che ha a che vedere con il boicottaggio dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi, e riguarda in particolare l'insediamento di Ariel. Ariel è uno dei più grossi e popolati insediamenti della zona, progettato nel 1978 con l'obiettivo di penetrare profondamente nella Cisgiordania, separando il nord dal centro. La cittadina conta oltre 17.000 abitanti e dista circa 16,5 km dalla “Linea verde”, ossia la linea di demarcazione fissata dagli accordi d'armistizio del 1949 fra Israele e alcuni fra i Paesi arabi confinanti e che separa il territorio israeliano dai territori occupati dopo la Guerra dei sei giorni del 1967. (...)

 


 

Letture


Ugo Mattei, Laura Nader, Il saccheggio. Regime di legalità e trasformazioni globali, Bruno Mondadori, Milano, 2010.


di Enza Pellecchia

 

Il saccheggio è un libro interessante e coraggioso, che affronta i temi del colonialismo e dell’imperialismo contemporanei dal punto di vista del ruolo che il diritto svolge in questi processi. Il dato di partenza che guida la ricerca è delineato con grande nettezza: “il diritto è stato ed è tuttora utilizzato per amministrare, sanzionare e soprattutto giustificare la conquista e il saccheggio occidentale”. Proprio questo continuo e mai interrotto saccheggio – già magistralmente descritto da Edoardo Galeano nel suo libro Le vene aperte dell'America Latina – è alla base della massiccia disuguaglianza globale attuale. Questo saccheggio è stato giustificato attraverso la potente retorica della legalità: ma un simile “progetto di dominazione avvolto nella retorica della legalità non può che costruire una poderosa costruzione di egemonia, persuadendo le vittime della benevolenza dei predoni”. In questo modo, “senza alcun pudore si finge di esportare legalità in Afghanistan e in Iraq, mentre se ne esporta soltanto un regime, complice del saccheggio delle multinazionali (...)

 

 


 

Helen Caldicott, Il nucleare non è la risposta, Gammarò Editori, Sestri Levante, 2010.


di Giorgio Montagnoli

 

È stata pubblicata di recente la traduzione italiana del libro del medico australiano Helen Caldicott dedicato alla questione del nucleare, uscito nel 2006 presso la Newton Press di New York. La Caldicott è diventata una delle maggiori attiviste antinucleari del suo paese e del mondo dopo aver esercitato per alcuni anni la professione di pediatra, esperienza che si è rivelata fondamentale per il suo impegno civile a partire dall’esame di diversi bambini esposti agli effetti di Cernobyl. In Italia la grande stampa sostiene più o meno apertamente la scelta dell’attuale governo di superare il blocco del ricorso al nucleare come forma di approvvigionamento energetico, blocco sancito dal referendum abrogativo dell’8-9 novembre 1987. Anche per questa ragione il libro della Caldicott si rivela prezioso e da diffondere: per rompere l’accerchiamento mediatico e in parte anche accademico intorno alla questione. Il libro si compone di dieci ben documentati capitoli, che sviluppano la tesi centrale dell’autrice: la sostanziale falsità dei principali argomenti indirizzati ad un’opinione pubblica preoccupata dalla prospettiva dell’esaurimento e dall’impatto ambientale delle fonti energetiche tradizionali di natura fossile. (...).

 


 

AA.VV., World Ocean Review 2010, Maribus gGmbH, Hamburg, 2010.


di David Eickhoff

 

È vero che l'uomo ha camminato sulla Luna e che ha mandato satelliti ad orbitare attorno alla Terra. È vero che ha scattato foto del nostro pianeta da tutte le angolazioni: abbiamo visto la Terra sorgere all'orizzonte lunare, l'abbiamo vista immersa a metà nel buio della notte e l'abbiamo vista risplendere in tutta la sua maestosa circolarità (o quasi). È anche vero che queste osservazioni ci hanno dato una comprensione più profonda di molti processi del sistema-terra, ad esempio del clima, chiarendo dove si formano le nuvole e come si muovono, che c'entra l'irradiazione con i gas serra, cos'è il buco dell'ozono. Ma è anche vero che, mentre alcuni scienziati come l’astronomo Carl Sagan hanno da tempo inaugurato l'era della caccia all'intelligenza extraterrestre, vi è una parte della superficie terrestre che giace sotto gli occhi di tutti ma che è rimasta stranamente al margine dell'attenzione di chi si occupa di processi geofisici globali. Sono gli oceani che, come sappiamo, coprono il 70% del globo e fanno della terra il “pianeta blu”.