I (2010), 2 PDF Stampa E-mail

 

Editoriale

 

Non c'è pace senza giustizia


 

di Federico Oliveri

 

 

L’Italia, l’Europa, il mondo intero sono nel pieno di una crisi inedita e drammatica, cui si stenta a trovare una soluzione duratura, nonostante i regolari inviti all’ottimismo di chi annuncia la ripresa della “crescita”, sia pure senza occupazione. Una crisi molteplice, al tempo stesso economica, finanziaria, sociale, ambientale, climatica. Ma, soprattutto, una crisi (della) politica, che tocca aspetti strutturali del nostro modo di vivere e lavorare, produrre e consumare, e che solleva dubbi radicali sulla sostenibilità a medio e lungo periodo dell’attuale modello sociale. Una crisi che scuote profondamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni rappresentative e nella democrazia, così come nel sistema economico dominante, mettendone a nudo i fallimenti e denunciandone gli inganni. Una crisi di sistema a tutti gli effetti, complicata dalla scala globale dei problemi e dall’interdipendenza che lega ormai, seppure in modo asimmetrico, le diverse regioni del pianeta. Ma, soprattutto, una crisi largamente annunciata e prevedibile, che ha dei responsabili ben precisi (...).



 

Obiettivo mondo

 

Iran: non c'è solo l'atomica

Breve storia del complesso militare-industriale iraniano


 

di Paolo Busoni

 


Molti esperti del settore, alcuni dei quali non certo disinteressati, dicono che per l'Iran raggiungere la bomba atomica non è un problema: è solo una questione di tempo. Gli ottimisti parlano di oltre dieci anni, i pessimisti di otto o addirittura molto meno. Il tema è di quelli che catalizzano l’attenzione mediatica, e non solo: le recenti sanzioni votate alle Nazioni Unite, al di là della loro efficacia dissuasiva, ne sono un chiaro segnale. Molti dimenticano però che la Repubblica Islamica detiene anche tecnologie militari di tipo strategico che vanno ben oltre il livello base, tecnologie che sono il risultato di decenni di investimenti nella ricerca militare promossi dal governo di Teheran in risposta all'isolamento e all'embargo successivi alla rivoluzione del 1979. (...)

 

 

 


 

 

Nuovi modelli di sviluppo

 

Tempo di cambiamenti

Considerazioni sull'Assemblea dei popoli di Cochabamba

 

 

di Aldo Zanchetta

 


È certamente tempo di cambiamenti del clima, di quello atmosferico come di quello politico mondiale. Lo conferma la Conferenza Mondiale dei Popoli sui Cambiamenti Climatici e Diritti della Madre Terra, svoltasi a Cochabamba in Bolivia, dal 19 al 22 aprile scorso. Convocata dal presidente Evo Morales in risposta al deludente vertice di Copenaghen, la conferenza di Cochabamba costituisce una tappa verso il nuovo vertice Onu sul clima, programmato per il prossimo dicembre in Messico, a Cancun: la città più artificiale che si possa immaginare, programmata al computer fin dalla scelta del luogo ove farla sorgere, che conta il minor numero annuo di giorni di pioggia per poter accogliere il maggior numero possibile di turisti statunitensi. Un luogo artificiale, ideale per vertici surreali (...)

 

 


 

L'economia della decrescita

Per la sostenibilità ecologica e l'equità sociale

 

 

di Simone D'Alessandro

 

 

L’equazione “crescita economica uguale progresso” che ci accompagna ormai dal secondo dopoguerra non è stata scalfita neanche dalla crisi economica e finanziaria che stiamo attraversando. Così, nel corso dell’ultima riunione, i ministri economici dei paesi dell’OCSE hanno ribadito come tutte le manovre di finanza pubblica e di consolidamento fiscale di medio termine dovranno essere attuate in modo da non mettere a rischio la crescita economica. La riduzione dei tassi di crescita nelle economie più ricche continua ad essere vista come una sciagura dalla quale uscire nel più breve tempo possibile. Vi sono due assunti fondamentali alla base di questa convinzione. Il primo è che la crescita fa funzionare bene il sistema economico, agendo come un “lubrificante” che evita intoppi e tensioni sociali. Il secondo è che la crescita economica porta con sé un continuo aumento del benessere. (...).

 

 



Armi e disarmo

 

Il New START, tra continuità e novità

 

 

di Alessandro Pascolini

 

 

Lo scorso 8 aprile, nella sala spagnola del castello di Praga, i presidenti russo e americano, Dmitry Medvedev e Barack Obama, hanno solennemente firmato il nuovo trattato Treaty between the United States of America and the Russian Federation on measures for further reduction and limitation of strategic offensive arms, comunemente chiamato New START. Il nuovo accordo ha per oggetto la riduzioni delle armi nucleari offensive dei due paesi, come concordato dai due presidenti nel loro incontro di Londra, il primo aprile dello scorso anno. Entrambi hanno seguito con particolare attenzione il percorso negoziale che ha condotto al New START, anche con numerosi contatti telefonici. (...).

 

 

 


 

La Nuclear Posture Review 2010

 

 

di Francesco Lenci

 

 

Giovedì 8 Aprile 2010 i presidenti Barack Obama e Dmitri Medvedev hanno firmato il nuovo trattato sulla riduzione delle armi nucleari strategiche, il cosiddetto New START. Due giorni prima, il 6 Aprile, veniva resa pubblica la Nuclear Posture Review (NPR), un documento integrato nella Quadrennial Defence Review (QDR), che definisce la politica nucleare e la strategia globale degli Stati Uniti per gli anni a venire e che può essere considerato un importanteaddendum al nuovo trattato. La discussione attualmente in atto nella comunità degli studiosi di problemi di disarmo e controllo degli armamenti è decisamente ricca di pareri, anche assai contrastanti. Personalmente sono convinto che l’NPR 2010 apra alcuni significativi spiragli di speranza e proverò a spiegare brevemente il perché. (...).

 

 

 



 

Campagne e movimenti sociali

 

Dal fallimento dell'opzione dei "due Stati" all'apartheid: il senso di un boicottaggio


 

di Giorgio Gallo

 

 

Malgrado gli auspici dell'Amministrazione di Obama e della maggior parte degli americani – inclusi molti ebrei americani – Israele non consentirà ai palestinesi un loro stato in Cisgiordania e a Gaza che sia sostenibile. Per quanto possa dispiacere, la soluzione dei due stati è ormai fantasia. Invece i territori occupati saranno incorporati in una “Grande Israele” che sarà uno stato di apartheid con un grande somiglianza con il Sudafrica governato dai bianchi. Tuttavia, uno stato ebraico con un regime di apartheid non è sostenibile nel lungo periodo. Alla fine, diventerà uno stato democratico bi-nazionale, la cui politica sarà dominata dai suoi cittadini palestinesi. In altre parole, cesserà di essere uno stato ebraico, e questo significa la fine del sogno sionista”. (...).

 

 

 


 

Letture


Ilaria Possenti (a cura di), Intercultura, nuovi razzismi e migrazioni, Edizioni Plus - Pisa University Press, 2009.

 

 

di Marcello Maneri

 

 

Intercultura, nuovi razzismi e migrazioni, il volume collettivo curato da Ilaria Possenti per la Plus – Pisa University Press, non è il solito libro che dipinge le magnifiche sorti della società inter- o multi-culturale. Innanzitutto, perché distingue chiaramente tra i due concetti, operando una precisa scelta di campo tra interculturalismo e multiculturalismo. Come scrive la curatrice, il volume intende prendere le distanze da una diffusa tendenza multiculturalista per “lavorare sulla comprensione e l’elaborazione di relazioni (inter), più che identificare differenze separate di cui auspicare o temere la coesistenza (multi)”. (...).

 



R. Wilkinson, K. Pickett, La misura dell'anima: Perché le diseguaglianze rendono le società più infelici, Feltrinelli, Milano, 2009.

 

 

di Franco Turini

 

 

Non si può non cominciare la recensione di questo libro senza commentare la traduzione italiana del titolo e del sottotitolo. La prima versione inglese suona infatti The spirit level: why more equal societies almost always do better, che si potrebbe tradurre letteralmente La livella: perché le società con maggiore uguaglianza quasi sempre risultano migliori. La metafora concreta della livella a bolla (quella resa celebre da Totò), da strumento di misura dell'uguaglianza è diventata nella versione italiana una metafisica “misura dell'anima”. (...)

 

 



 

Mahatma Gandhi, Vi spiego i mali della civiltà moderna. Hind Swaraj, GandhiEdizioni, Pisa, 2009.

 

 

S. Bartoccioni, G. Bonadonna, F. Sartori, Dall’altra parte. Tre grandi medici si ammalano gravemente e raccontano la loro storia (a cura di Paolo Barnard), BUR, Milano, 2006.

 

 

di Giorgio Montagnoli

 

 


Una rivista che si occupa di “scienze e pace” può proporre facilmente ai suoi lettori, tra le recensioni, libri che trattino in prospettiva interdisciplinare i diversi aspetti della violenza e della guerra. Difficoltà possono sorgere, però, quando l’argomento sia la pace stessa: come da tempo abbiamo imparato, non ne esiste infatti una definizione univoca. Abbiamo forse raggiunto un certo accordo su definizioni “in negativo”, ossia su che cosa non vada considerato come pace: essa non può essere ridotta al mero contrario della guerra e della violenza armata, né può essere circoscritta ad una situazione stazionaria, ovvero alla progressiva eliminazione di tutti i conflitti. Una proposta di definizione della pace “in positivo” può passare attraverso il riconoscimento della centralità della vita: in questo senso, essa può essere definita come una continua tensione per affermare pienamente il fenomeno tipico del nostro pianeta. Prendendo come riferimento gli esseri umani, la pace allude così alla possibilità di costruire relazioni di uguaglianza tra le persone, i gruppi e i popoli, fondate sul rispetto dei diritti di ogni vivente. In questa forma, la pace deve tenere conto della complessità e dell’indivisibilità dei diritti, che si richiamano reciprocamente tra loro, e delle condizioni che ne consentono l’effettivo esercizio da parte di tutti. (...).