V (2014), 1 PDF Stampa E-mail


Democrazia e diritti


Sussidiarietà orizzontale e dinamica degli spazi sociali. Ipotesi per una corologia giuridica


di Mario Ricca


Il saggio analizza il principio di sussidiarietà orizzontale attraverso un approccio multidisciplinare. A questo scopo, si propone una lettura critica dei risultati raggiunti dalla corrente di studi della c.d. «Legal Geography», sottoposti a un’analisi semiotica che li convoglia verso la «corologia giuridica». Nocciolo di questa diversa configurazione teorica è l’idea che ogni parola/categoria generi spazio attraverso le sue implicazioni pragmatiche e ogni spazio implichi, per la sua stessa percezione e rappresentazione, scansioni categoriali. Esito di una simile corrispondenza è l’idea che spazio e significato siano coestensivi e posti in una relazione di orizzontalità. I confini tra gli spettri categoriali sono confini spazializzati e viceversa. Poiché ogni soggettività genera un proprio spazio di senso e di esperienza, a essa è connessa la declinazione di nuovi significati. Di conseguenza, lo spazio pubblico ... [leggi il Research Paper n. 22].



Guerre e conflitti


L'illusione della stabilità


di Giorgio Gallo


L'ennesimo tentativo di risolvere il conflitto israelo-palestinese attraverso un processo negoziale appare ormai fallito. Si era già arrivati a un punto di stallo alla fine dello scorso anno, quando Kerry, il segretario di stato USA, era stato costretto ad abbandonare l'obiettivo di un accordo sullo stato finale per ripiegare su un più modesto tentativo di accordo quadro. A questo scopo Kerry ha seguito l'usuale approccio dei negoziatori americani (quelli che, nel suo ultimo libro, lo storico palestinese della Columbia University, Rashid Khalidi, chiama “Brokers of Deceit”, mediatori dell'inganno): trovare prima un accordo con Israele e poi cercare di “venderlo” ai palestinesi. Il risultato, da quel che sembra (non è stata infatti ancora presentata una proposta ufficiale), non risulterebbe comunque accettabile neanche per il più collaborativo dei leader palestinesi: l'annessione di dieci blocchi di insediamenti (...)



Migrazioni


La tutela della vittima di tratta per sfruttamento lavorativo e l’influenza del diritto dell’immigrazione


di Chiara Angiolini


L'obiettivo di questo lavoro è inquadrare lo status giuridico della vittima di tratta per sfruttamento lavorativo, che sia presente irregolarmente sul territorio dello Stato. Si è voluto delimitare fortemente il tema per indagare, in una prospettiva di tutela dei diritti umani, quali siano i rapporti fra la normativa specifica inerente la tratta di persone e alcune delle norme che maggiormente definiscono lo status dello straniero “irregolare”. L'analisi è circoscritta all'ordinamento spagnolo e a quello italiano, scelta dovuta alla vicinanza dei due sistemi, sia per tradizione giuridica che per posizione specifica nell’area euro-mediterranea. Si tratterà innanzitutto il quadro normativo internazionale ed europeo in tema di tratta. Si analizzerà poi il tipo di permesso di soggiorno e lavoro cui le vittime possono accedere, in base alla legislazione spagnola e a quella italiana. Si tenteranno infine di individuare e descrivere ... [leggi il Research Paper n. 21].



La costruzione simbolica di un’emergenza umanitaria

Il discorso politico italiano durante la cosiddetta Primavera Araba e la questione dell’enfermement


di Valentina Bartolucci e Amélie Tapella


Questo studio si focalizza sulla costruzione simbolica di un’emergenza umanitaria in seguito alle migrazioni dal Nord Africa verso le coste italiane coincidenti con i rivolgimenti nel mondo arabo. Nel presente articolo vengono analizzate alcune fra le più importanti proprietà del discorso governativo italiano sulla migrazione sotto il governo Berlusconi così come espresso nelle procedure legali aventi ad oggetto l’"emergenza migratoria” e nel discorso mediatico. Il periodo di analisi va dal 17 dicembre 2010 al 12 novembre 2011, data di fine legislatura di Silvio Berlusconi. L’analisi del fenomeno della migrazione come problema di sicurezza nazionale e dei migranti come minaccia sociale, nello spirito del Critical Discourse Analysis, è contestualizzata nello specifico contesto italiano e ha come scopo quello di guardare all’“enfermement” in campi come ad uno degli effetti socio-politici del discorso ... [leggi il Research Paper n. 20]



Democrazia e diritti


Guerra e pace: il ruolo dei diritti umani e del Costa Rica


di Christian Guillermet Fernández e David Fernández Puyana


66 anni fa il Costa Rica fu vittima di una guerra civile. Quando terminò la guerra, nel 1948, il paese prese la decisione di abolire l’esercito e di abbracciare la pace nel mondo. Con questa decisione, il paese promise al suo popolo che non avrebbe più investito in armi ma piuttosto in scuole, ospedali e tutela dell’ambiente. Per questa ragione, la promozione e la tutela della pace è stata e sarà una priorità della politica estera del Costa Rica. E anche per questa ragione che il nostro Ambasciatore presso le Nazioni Unite a Ginevra ha accettato l’invito del Gruppo degli Stati dell’America Latina e dei Caraibi a presiedere il Gruppo di Lavoro Intergovernativo sul diritto alla pace delle Nazioni Unite, istituito nel giugno 2012 da parte del Consiglio per i Diritti Umani. L’ideale di creare una società senza guerra, o in cui essa rivesta un ruolo minimo nella vita dei nostri concittadini, ha sempre fatto parte dell’immaginario umano nella storia della (...).



Armi e disarmo


Armi nucleari russe per combustibile elettronucleare americano

Completato il programma Megatons to Megawatts


di Alessandro Pascolini


Il 10 dicembre 2013 è partito da Baltimora per l’impianto di arricchimento di Paducah (Kentucky) l’ultimo carico di uranio debolmente arricchito (Low-Enriched Uranium – LEU) prodotto per gli impianti elettronucleari americani a partire dall’uranio altamente arricchito (Highly Enriched Uranium – HEU) estratto da testate nucleari russe, nell’ambito del programma Highly Enriched Uranium Agreement (HEU to LEU) noto giornalisticamente come Megatons to Megawatts [1]. Il carico era partito via mare da San Pietroburgo il 14 novembre salutato da dignitari russi e americani. Si tratta di 40 speciali cilindri contenenti complessivamente 91 t di esafluoruro di LEU (UF6) arricchito a circa il 4,4% nella componente di uranio-235 (per circa 61 t di uranio), prodotto a partire dal HEU al 90% di circa 80 testate nucleari. A Paducah il materiale viene (...)


 

 

Letture


Federico Zappino, Lorenzo Coccoli e Marco Tabacchini, Genealogie del presente. Lessico politico per tempi interessanti, Mimesis, Milano-Udine, 2014.


di Francesco Biagi


Che cosa significa, oggi, interrogare il “lessico politico”? O meglio: che cosa implica intraprendere la via filosofica della “genealogia” per interpretare il presente, riflettendo sul linguaggio politico? Il volume a più voci curato da Federico Zappino, Lorenzo Coccoli e Marco Tabacchini, e intitolato Genealogie del presente. Lessico politico per tempi interessanti, offre possibili sentieri da percorrere per chi intende affrontare interrogativi radicali di questo tipo. Il libro apre il suo itinerario con un “preludio” scritto a sei mani. Gli autori evocano da una parte un'antica, sedicente maledizione cinese – ovvero l'augurio rivolto ai propri nemici di “vivere in tempi interessanti” – dall’altra si richiamano al filosofo Slavoj Žižek e allo storico Eric Hobsbawm, che hanno entrambi ripreso questa metafora per descrivere (il primo) gli odierni tempi di crisi economica, sociale, culturale e politica, (il secondo) la propria autobiografia novecentesca. I “tempi interessanti” sono un passaggio storico «di depressione, di crisi, di povertà – tempi in cui gli antichi dei sono fuggiti e quelli nuovi ancora tardano a fare il loro ingresso; in cui i punti d'appoggio consueti sfuggono alla presa e tutto ciò che è solido si dissolve nell'aria» (p. 9). Pensando a Walter Benjamin, potremmo descrivere i “tempi interessanti” come particolari congiunture attraversate da crisi e smarrimento, ma anche segnate da interstizi della storia da cui può nascere un'ampia gamma di mondi alternativi, capaci di dare vita a un nuovo corso degli eventi, questa volta sotto il segno dell’emancipazione. Sono, insomma, tempi ambigui e ambivalenti, che possono divenire rivoluzionari nel senso evocato sempre da Benjamin nella sua Quindicesima Tesi sul concetto di storia: tempi capaci di «far saltare il continuum della storia» aprendo possibili scenari di libertà per gli oppressi. Tempi – seguendo ancora la metafora del filosofo tedesco – dove potrebbe essere possibile (...)



 

Stephen Mosley, Storia globale dell’ambiente, Il Mulino, Bologna, 2013.


di Sonia Paone


La centralità che la questione ambientale ha assunto a partire dagli anni Sessanta del Novecento ha stimolato diverse discipline ad intraprendere nuovi campi di ricerca. In questo senso un tentativo molto stimolante, come si evince dalla lettura dell’agile volume di Stephen Mosley tradotto e pubblicato nel 2013 da Il Mulino, è quello volto a tratteggiare una storia dell’ambiente. Come ricorda l’autore nell’introduzione, gli studi storici sull’ambiente si occupano di svelare ed evidenziare il ruolo attivo della natura nei processi storici. L’ambiente, come del resto riconosciuto in molte altri settori di studio – basti ricordare il nuovo paradigma ecologico introdotto nella sociologia statunitense da Riley Catton e William Dunlap (1978) – non è semplicemente uno sfondo sul quale si svolgono le vicende storiche, ma attività umane e trasformazioni della natura sono fortemente intrecciate in un quadro di enorme complessità. Il programma di una storia dell’ambiente, come evidenziato nel volume, è molto ambizioso nella misura in cui si dipana su ben quattro livelli: l’analisi delle dinamiche degli ecosistemi nel tempo; l’esame delle connessioni tra l’ambiente e la tecnologia e l’organizzazione socio-economica; l’indagine sulle politiche e sulla pianificazione ambientale; infine, la disanima sul mutamento delle credenze e dei valori relativi alla natura. Lungo queste direttrici si sono sviluppati negli anni studi che prendono in considerazione sia i contesti locali che quelli nazionali. Tuttavia, la forte interconnessione che si viene a determinare nelle questioni ambientali fra locale e globale ha favorito un approccio da big history nel tentativo di comprendere le radici comuni dei problemi ecologici. Il testo di Mosley fa proprio quest’ultimo indirizzo, scegliendo tuttavia di limitare la cornice temporale del suo discorso agli ultimi cinque secoli, egli ritiene cioè che con la scoperta del Nuovo Mondo e con il periodo delle espansione e della supremazia marittima europee ha avuto inizio una «riorganizzazione radicale dell’ecologia del pianeta». In questo senso l’autore riprende le considerazioni dello storico statunitense Alfred W. Crosby che, attraverso i concetti (...)