IV (2013), 2 PDF Stampa E-mail
Scritto da Federico Oliveri   


Migrazioni

 

Marocco: "sanatoria" in arrivo per i migranti "irregolari"


di Sergio Bontempelli


È in arrivo una “sanatoria” in Marocco. Avete letto bene. Non stiamo parlando di un provvedimento di regolarizzazione destinato agli immigrati marocchini in Italia. No, siamo proprio nel paese nordafricano: è qui che il re vuole concedere un permesso di soggiorno agli stranieri irregolari. Il Marocco, cioè, sta diventando – anzi, è già diventato – un paese di immigrazione. Un luogo “di transito e di arrivo” – per usare i termini tecnici – e non più solo “area di partenza” dei flussi migratori. Ma le sorprese non finiscono qui: dati aggiornati dicono che i migranti provengono anche dai paesi europei, e che – ad esempio – molti spagnoli si stanno trasferendo sulle coste del Maghreb per lavorare e mandare a casa un po’ di risparmi. Ora che il re ha deciso di varare una regolarizzazione, vedremo immigrati spagnoli che chiedono un permesso di soggiorno in Marocco: una specie di sogno all’incontrario. Ma a questo punto sarà bene procedere con ordine. (...).



Letture


Lorenzo Guadagnucci, Restiamo Umani, Terre di Mezzo, Milano, 2012.


di Marco Verdone


Un sabato di luglio di dodici anni fa con alcuni amici partimmo di buon’ora per andare al Social Forum di Genova. Caricammo sull’auto le nostre biciclette e poco prima di entrare in città iniziammo ad avvicinarci alla manifestazione pedalando e guardandoci attorno. Quel giorno è rimasto nella mia memoria, come in quelle di tanti altri, come una delle esperienze più forti che abbia vissuto. Un fiume di persone scorreva lungo le strade della bella città ligure per ricordare agli 8 potenti di turno che qualche altro miliardo di persone voleva prendere parte alle decisioni sul futuro del pianeta che tutti condividiamo. Il clima di tensione e di latente violenza esplosiva si respirava come un’onda crescente. Ricordo con particolare vividezza quando passammo per piazza Gaetano Alimonda il cui nome sulla targa, solo il giorno prima, fu cancellato per diventare quell’icona che fece il giro del mondo: Carlo Giuliani – ragazzo. Una pagina buia della nostra storia recente, che non potremo mai dimenticare. Ma soprattutto non la potranno dimenticare tutte le persone violentate durante l’inimmaginabile notte di quello stesso sabato 21 luglio 2001, quando la polizia irruppe nella scuola Diaz-Pertini e massacrò indistintamente ogni essere umano presente. Lorenzo Guadagnucci, giornalista, era uno di quelli. Dopo averne fatto memoria in Noi della Diaz, pubblicato nel 2003 da Terre di mezzo/Altreconomia, e in L’eclisse della democrazia. Le verità nascoste sul G8 2001 a Genova, scritto con Vittorio Agnoletto e pubblicato nel 2011 da Feltrinelli, ha recuperato quella tragica esperienza e ce l’ha restituita offrendoci un punto di vista diverso. (...).



Armi e disarmo


L’ispezione ONU su attacchi chimici in Siria alla luce delle norme internazionali


di Alessandro Pascolini


È ormai assodato che nella guerra civile in Siria siano stati impiegati anche agenti chimici: oltre alle accuse reciproche delle parti in conflitto, sono stati resi noti rapporti dei governi inglese, francese e statunitense, che riferiscono di interventi del governo siriano, e un rapporto russo su azioni da parte di gruppi anti-regime è stato presentato all’ONU (ma non reso pubblico), mentre l’organizzazione non governativa Medici senza frontiere ha individuato in feriti trattati nei suoi ospedali sintomi consistenti con gli effetti di gas nervini. Altre organizzazioni non governative e organi di stampa hanno riportato eventi compatibili con attacchi chimici. Una parola definitiva dovrebbe venire dagli esami attualmente in corso sui materiali raccolti da una specifica missione dell’ONU, che ha operato in Siria fra il 19 e il 31 agosto scorsi. I gas nervini (tabun, soman, sarin e la nuova classe degli agenti V) sono i più potenti fra gli agenti chimici militari, inibendo (...)



Guerre e conflitti


Why comparisons between Tunisia and Egypt aren’t helpful


by Maria Glenna


The suspension of Tunisia’s National Constituent Assembly on 7 August once again prompted comparisons between Tunisia and Egypt by political analysts and the media, asking if Tunisia will devolve into the violence we have recently seen in Egypt. It is true that there are similarities between Egypt and Tunisia. Both countries are experiencing political unrest. The dominant political parties that won elections in the two countries have little experience governing. And both countries are struggling to balance the influence of Islam within their fledgling democratic systems. However, a closer look at the two countries reveals some key differences that suggest comparisons between them might be misleading. If we view the transitioning countries in the Middle East and (...)



Armies in power


by Immanuel Wallerstein


It is almost always bad news when armies are in power. In Egypt, the army has been the deciding force since 1952. The recent destitution by the Egyptian army of President Mohamed Morsi was not a coup d'état. One cannot commit a coup d'état against oneself. What happened was simply that the army changed the way it was governing Egypt. For a short period, the army had allowed the Muslim Brotherhood to make some limited state decisions. When they began to feel that the actions of the Morsi government might lead to a significant increase in Muslim Brotherhood power at the expense of the Egyptian army, General Abdel Fattah el-Sisi decided that enough was enough, and acted ruthlessly to increase the day-to-day power of the army. Armies in power are in general highly nationalist and very authoritarian. They tend to be very conservative forces in terms of the world-economy. Furthermore, the senior officers (...)



Mediazione e nonviolenza


Italian Peace Studies. Genesi, situazione e prospettive degli Studi per la Pace in Italia


di Valentina Bartolucci


Carolyn M. Stephenson definisce i Peace Studies come “un campo interdisciplinare che abbraccia la ricerca sistematica e l’insegnamento riguardante le cause della guerra e le condizioni della Pace. Focalizza l’attenzione sulle cause che fanno crescere o decrescere la violenza, sulle condizioni associate a questi cambiamenti e sui processi per cui questi cambiamenti accadono”. Questa definizione racchiude, in poche parole, i fondamentali dei Peace Studies, in particolare il loro carattere interdisciplinare, il binomio inscindibile ricerca/didattica e una visione olistica del concetto di pace. La storia dei Peace Studies è complessa e strettamente intrecciata alla storia del XX secolo. Infatti, è proprio nel periodo fra le due guerre mondiali che i Peace Studies cominciano a delinearsi come campo di studio e di ricerca formalizzato, con la motivazione [Leggi il Research Paper].



Inter-culturalità, mediazione e potere: la sfida del mediatore scolastico


di Tiziano Telleschi


L’obiettivo di questo saggio è quello di precisare il profilo educativo e sociale del Mediatore scolastico, attraverso una serie di riflessioni risultato di un ampio confronto sociologico e antropologico sul tema della mediazione (con particolare riferimento al ‘Modello circolare’ di Cobb e al ‘Modello trasformativo’ di Bush e Folger) orientata al mutamento sociale. Individua in particolare i cardini di una pedagogia delle disuguaglianze nelle società multiculturali, rielaborando due concetti: quello di potere (da Weber a Foucault) e quello di dialogo interculturale (richiamandosi a diàlogos di Platone e a dialogicitade di Freire). Presenta, infine, un metodo educativo orientato ai valori, con cui il Mediatore scolastico può avviare una ‘cultura del dialogo’ fra gli alunni e le loro famiglie, culturalmente differenziati, nonché con l’insegnante e col mondo esterno alla scuola: primi passi verso una morale di ‘nuova prossimità’. [Leggi il Research Paper].


 

Quando dire è fare negoziazione

Alcune riflessioni su negoziazione e competenze comunicative


di Paola Nicolini


Negoziazione è un sostantivo neutro di origine latina, negotium, che sta a indicare un lavoro, un’attività, un’occupazione, il condurre a termine un’impresa, ma anche un affare, una trattativa, un negoziato. Il termine ha fin dalla sua genesi un ampio spettro di applicazione, dalla vita quotidiana al campo commerciale, dal diritto alla diplomazia. In questo ultimo caso la parola negoziazione è particolarmente usata per indicare l’insieme di trattative che portano a un accordo tra Stati o soggetti che agiscono sulla scena internazionale, consistente nella formulazione e discussione di proposte e controproposte volte a soddisfare le esigenze di ciascuna parte. Se le trattative riescono, la negoziazione si conclude con l’approvazione di un progetto d’accordo destinato poi a perfezionarsi. Da queste accezioni tradizionali il significato si è spostato, nel corso del tempo, sul senso dell’interazione comunicativa di scambio ed è via via (...)



Diritti fondamentali e democrazia

 

Per una sanità dalle mura di vetro e dalle porte blindate

 

di Leonardo Ferrante


Libera, Gruppo Abele, Coripe e Avviso Pubblico, quattro soggetti storicamente impegnati nella lotta all’illegalità e alla corruzione, ma anche sui temi dell’accesso alle cure e alle prestazioni socio-sanitarie, hanno realizzato e pubblicato un dossier intitolato “Illuminiamo la salute. Per non cadere nella ragnatela dell’illegalità”. Il rapporto, definito dagli stessi promotori introduttivo, costituisce il primo passo verso la definizione di un lavoro complesso di ricerca-azione multitarget che includerà i diversi soggetti del campo sanitario, e vedrà impegnate queste realtà insieme ad altri partner istituzionali e non. Alla presentazione del dossier lo scorso 27 giugno hanno partecipato in qualità di relatori, oltre ad un centinaio di presenti, alcuni tra i principali esperti dei settori interessati. (...).


 

 

Beni comuni e diritti fondamentali della persona: un’analisi giuridica


di Enza Pellecchia


Negli ultimi tempi è emersa come questione cruciale per il futuro dell’umanità quella dei “beni comuni”: aria, acqua, clima, conoscenza, cultura e beni culturali, orbite satellitari, bande dell’etere, risorse minerarie dei fondi marini, biodiversità, ecc. La produzione e ri-produzione di questi beni, essenziali per l’ordine sociale, pone in questione l’intero assetto istituzionale e informale delle società: i “beni comuni” ripropongono interrogativi sui limiti della mercificazione e del primato del mercato, evocano la questione del “legame sociale” e dell’erosione delle basi morali della società, incorporano il potenziale dello “sviluppo umano” (Mattei, 2011). I beni comuni sono prerequisito per il godimento dei diritti fondamentali. Al tempo stesso sono la piattaforma di molti dei diritti umani di quarta generazione: genoma umano, biodiversità, germoplasma, conoscenza, buen vivir. Dalla considerazione dei beni comuni emerge infatti una relazione sempre più stretta (...)



Modelli di sviluppo


La Natura della sicurezza alimentare


di Marco Verdone


Due recenti inchieste giornalistiche, che hanno come denominatore comune il latte, ci offrono un ampio e inquietante spaccato del nostro paese e m’inducono a rispolverare una riflessione di una dozzina di anni fa quando gli animali ci ricordavano altri nostri gravi errori attraverso la BSE, ossia il cosiddetto morbo della “mucca pazza”. La prima inchiesta, intitolata “Una vera bufala” e trasmessa da Servizio Pubblico, riguarda la filiera del latte di bufala e dei relativi prodotti caseari, e i suoi intrecci con frodi alimentari legate all’uso di latte congelato e cagliate, gravi problemi di inquinamento ambientale, sanità pubblica e cronici fenomeni camorristici. La seconda inchiesta, realizzata dal Fatto Quotidiano, riguarda la distribuzione di latte vaccino inquinato da pericolose a aflatossine, tossine cancerogene prodotte da funghi del genere Aspergillus, collegate a problemi di quote latte, equilibri europei e coltivazioni intensive di mais. Già dodici anni fa, (...)