III (2012), 3 PDF Stampa E-mail


Focus - Il mondo arabo in movimento


Tunisia, la rivoluzione dimenticata


di Sara Palli e Moez Chamkhi


Il 17 dicembre 2010 Mohammed Bouazizi, un giovane disoccupato che vendeva verdure per le strade di Sidi Bouzid, piccola città del centro della Tunisia a poco meno di 300 chilometri da Tunisi, si dà fuoco per protestare contro il sequestro, illegale, del suo carretto da parte della polizia. Il 14 Gennaio 2011 il Presidente della Tunisia Zine El-Abidine Ben Ali, in carica dal 7 novembre 1987, formalmente rieletto per cinque volte con percentuali vicine al 100%, scappa dal paese sulla spinta di una grande rivolta popolare nonviolenta. Agli occhi del mondo la Rivoluzione Tunisina si apre e si chiude con questi due eventi, per poi lasciare spazio ad altre rivoluzioni nel mondo arabo ed alla ‘transizione democratica’ all’interno del paese. Ma è stato davvero così? È possibile che un dittatore del potere e della ferocia di Ben Ali si arrenda ... [leggi il Research Paper n. 15/2012]



La guerra in Siria e le difficoltà dei paesi occidentali


di Massimiliano Trentin


Che la Siria non fosse la Tunisia o l’Egitto o addirittura la Libia, e che non sarebbe stato altrettanto facile deporre il regime di Damasco era chiaro a chiunque avesse un minimo di conoscenza della regione, e del Paese in particolare. Dopo un anno e mezzo di conflitto sociale, poi trasformatosi velocemente in guerra civile e regionale, sembra che questa constatazione stia prendendo piede anche nelle capitali europee, in Turchia e negli Stati Uniti. Nella situazione attuale, la caduta del regime di Bashar al Asad comporterebbe un disordine politico e una frammentazione territoriale difficilmente governabile in tempi brevi: né la Turchia, né la Nato, né le monarchie del Golfo hanno ad oggi le risorse e soprattutto le capacità politiche per gestire una situazione post-Asad, e nelle capitali occidentali sembra farsi largo l’idea che i costi della transizione siriana verso le magnifiche sorti progressive del capitalismo ... [leggi il Research Paper n. 16/2012].



Modelli di sviluppo


Global turmoil in the middle run


by Immanuel Wallerstein


Making predictions in the short run (the coming year or two) is a fool's game. There are too many unpredictable twists and turns in the real political/economic/cultural world. But we can attempt to make plausible statements for the middle run (a decade or more) based on a workable theoretical framework combined with a solid empirical analysis of trends and constraints. What do we know about the world-system in which we are living? First of all, we know that it is a capitalist world-economy, whose basic principle is the ceaseless accumulation of capital. Secondly, we know that it is an historical system, which like all systems (from the universe as a whole to the tiniest nano-systems) has a life. It comes into existence, it lives its "normal" life according to rules and structures it creates, and then at some point the system moves too far from equilibrium and (...)



Forum


Ma Gelileo cosa c'entra?

Alcune osservazioni in merito alla sentenza sul terremoto dell'Aquila


di Maurizio Maravalle


La sentenza del tribunale dell’Aquila che, il 22 ottobre 2012, ha condannato, seppure in I grado, gli esponenti della Commissione Grandi Rischi (CGR) ha suscitato un vespaio di polemiche ma, soprattutto, ha acceso una discussione sulla quale esistono molte lacune, se non mistificazioni sulle quali sarebbe opportuno riflettere, in particolare prima di formulare giudizi che altrimenti risulteranno approssimativi o incongrui. La prima osservazione sulla quale riflettere è che costoro, i membri della CGR, non sono stati affatto condannati per non aver saputo prevedere il forte terremoto del 6 aprile 2009 che ha distrutto l’Aquila. L’asserzione che i terremoti, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non siano prevedibili è assolutamente vera. Ma proprio perché non sono prevedibili non è possibile prevedere che non ci saranno! I membri della CGR hanno fatto proprio questo: hanno previsto che non ci sarebbe stato un forte terremoto, quindi (...)



Probability, risk, and the 2009 L'Aquila earthquake


by Steve Shore


This article is a commentary on the verdict of the “L’Aquila Six”, the group of bureaucrats and scientists tried by an Italian court as a result of their public statements in advance of the quake of 2009 April 6 that left the city in ruins and cause more than 300 deaths. It was not the worst such catastrophic event in recent Italian history, but it was one of – if not the – worst failures of risk assessment and preventive action. The six were found guilty and condemned by a first level of the justice system to substantial prison terms. The outcry provoked by the verdict in the world press and the international scientific community has fueled the already fiery debate over whether the six should have been tried at all. They have been presented as martyrs to science being treated as scapegoats by a scientifically illiterate justice system and inflamed local population for not being able to perform the impossible (predict the event). Petitions of support have been drafted (...)



Guerre e conflitti


Israele: una società divisa

 

di Giorgio Gallo


Nel 2006 l’uso da parte dell'ex presidente americano Jimmy Carter della parola “apartheid” nel titolo del suo libro sulla Palestina suscitò forti polemiche e durissime critiche, sia negli USA che in Israele. Il libro fu considerato offensivo e ai limiti dell'antisemitismo. Sembra che ora le cose siano cambiate e che, in un certo senso, il termine sia stato ‘sdoganato’ anche in Israele, ma non per il meglio. Secondo i risultati di una indagine, pubblicati su Haaretz lo scorso 23 ottobre, “la maggioranza degli ebrei israeliani sarebbe a favore di un regime di apartheid in Israele, nel caso di annessione formale della Cisgiordania”, e il 69% sarebbe contrario a dare ai palestinesi dei territori annessi il diritto di voto. È vero che la maggior parte degli ebrei israeliani è contraria all'annessione, ma è anche vero che la situazione di occupazione attuale, contro la quale pochissimi in Israele si mobilitano, (...)



Movimenti sociali


Migrants as activist citizens in contemporary Italy


by Federico Oliveri


‘We will be remembered’; whoever wrote this on the wall of an abandoned industrial site near Rosarno, in the southern Italian region of Calabria, did not know how right he would be. The anonymous writer was one of the hundreds of migrants from many African countries working in this region as orange-pickers during the winter. Year after year, they transformed an old olive oil factory into a highly precarious and uncomfortable shelter. The sentence on the wall appears like a message in a bottle, sent before the authorities removed almost all Africans from the town ‘for their own security’. It refers to the tumult that exploded on 7 January 2010 in Rosarno, where hundreds of migrants rebelled after two of them were injured by three Italian youngsters in a drive-by shooting. The rioting workers set on fire rubbish bins, destroyed shop windows and cars, (...)



Pace e nonviolenza

 

Pace: principio o valore?

 

di Tommaso Greco


C’è una domanda che sembra preliminare ad ogni discussione sulla pace: su quale piano si colloca la riflessione ad essa relativa? Su quello antropologico, politico, giuridico? La domanda può essere formulata anche in questo modo: di quale pace parliamo, quando parliamo della pace? Della pace tra le nazioni e tra gli Stati? Della pace sociale interna ad una comunità nazionale (e dunque dell’ordine)? Della pace come condizione individuale, quale presupposto per la pace sociale? È facile ripetere – ed è abbastanza diffusa l’idea – che tutte queste dimensioni sono connesse e, d’istinto, ci viene da essere d’accordo. Ma davvero c’è un rapporto tra i diversi livelli della pace? Devo essere un uomo pacificato (cioè in pace con me stesso) per poter contribuire alla pace sociale? Uno Stato deve essere ‘ben ordinato’ per poter essere pacifico sulla scena internazionale? [Leggi il Research Paper n. 13/2012].



Eclissi della cooperazione dal basso?

Riflessioni a margine dell’ultimo Forum della Cooperazione Internazionale


di Antonino Drago e Gianmarco Pisa


In Italia ci sono più di venti corsi di laurea in “Cooperazione allo sviluppo e pace”. Il numero rilevante di corsi di questo tipo, ormai in quasi tutte le Università italiane, indica che il tema della cooperazione ha acquisito un peso culturale notevole come corrispettivo, nella attuale storia post-coloniale, delle molte attività in tal senso che si svolgono in Italia e all’estero. Mentre tutti gli altri corsi sono di fatto circoscritti ai primi due temi – la cooperazione e lo sviluppo – il corso di laurea in “Scienze per la Pace” dell’Università di Pisa è l’unico che include e articola il tema della pace in maniera significativa. Si tratta di una scelta culturale e politica di fondo, che risponde alle tre 'anime' del corso di laurea: quella matematico-scientifica, quella nonviolenta (alla quale si può associare quella della democrazia e dei diritti umani) e quella della cooperazione. (...)


 

 

Mediazione e nonviolenza


"Chi insegna italiano non riceve spari"

Prospettiva dialogica e interculturalità nell'insegnamento di lingue e culture altre


di Daria Coppola


Come può una lezione di lingua diventare una proficua occasione di conoscenza reciproca e d’incontro tra persone diverse per lingua, cultura, idee, valori, sensibilità? Come può stimolare studenti con bisogni, motivazioni, stili di apprendimento diversi a condividere una dimensione narrativa fatta di autobiografia e di ascolto della storia dell’altro? Come può trasformarsi in un luogo privilegiato per la messa in atto di tecniche di ascolto attivo, di comprensione empatica, di gestione cooperativa e di trasformazione costruttiva delle conflittualità? Un approccio glottodidattico di tipo dialogico può arricchire l’insegnamento linguistico di tutte quelle dimensioni formative richieste da una società multietnica come la nostra, caratterizzata da una notevole pluralità linguistica e culturale. [Leggi il Research Paper n. 14/2012].