III (2012), 2 PDF Stampa E-mail


Modelli di sviluppo

 

Lavorare con le organizzazioni e i movimenti contadini del Sud del mondo

Riflessioni sugli attori della cooperazione e sul rapporto tra ricerca e azione


di Massimo Pallottino


Questo contributo esplora la relazione tra ricerca e azione nell’ambito della cooperazione allo sviluppo, a partire dal testo di recente pubblicazione “Con i piedi per terra” di R. Capocchini e F. Perotti. Le organizzazioni contadine del Sud del mondo costituiscono un caso interessante: vi si intrecciano problematiche di analisi sociale ed organizzativa con questioni legate al funzionamento dei sistemi di cooperazione. Si tratta, in primo luogo, di riflettere su come vengono descritte le organizzazioni dei produttori agricoli del Sud del mondo, e di affrontare poi le questioni sollevate dell’interazione degli attori della cooperazione con tali organizzazioni. Su questa base è possibile sviluppare una riflessione più ampia sulla relazione tra ricerca teorica e pratica applicativa. Questa relazione viene spesso descritta in termini lineari: la ‘buona teoria’ informa la ‘buona pratica’, la quale restituisce a sua volta un riscontro [leggi Working Paper].



Guerre e conflitti


Does Al-Qaeda Still Matter?


by Immanuel Wallerstein


On the eleventh anniversary of what has come to be known as 9/11, al-Qaeda remains a subject still repeatedly discussed, both in the United States (and the pan-European world in general) and in the Middle East. The main emphasis in the United States is usually how its power is being effectively contained by military action of many kinds, and therefore it is a declining menace. The main emphasis in the Middle East seems to be the opposite, that it has survived everything that has been done to decapitate it and that it continues to represent an important menace to all the other political forces in the region. Everything about its history and its relations to governments and movements has been controversial. There is little agreement even on the facts concerning the most important events. Let us start with 9/11 itself. First of all, we have to distinguish three moments in time: the six months or so before 9/11 (...)



Tra resistenza non-violenta e disobbedienza civile

Reali alternative verso la risoluzione del conflitto israelo-palestinese?


di Giulia Daniele


Negli ultimi anni le iniziative di resistenza popolare non-violenta e di disobbedienza civile nei territori palestinesi occupati e in Israele hanno ricoperto spazi sempre più rilevanti. Sia nell’opinione pubblica palestinese e israeliana che in quella internazionale, strategie e pratiche alternative alla corrente mainstream hanno rappresentato l’altra faccia del conflitto, seppure ancora come punto di vista minoritario all’interno del cosiddetto “processo di pace”. Se da un lato, la partecipazione degli attivisti palestinesi e israeliani in azioni di politica dal basso è nuovamente cresciuta dopo l’impasse causata dal fallimento degli Accordi di Oslo, dall’altro, gli ostacoli e le contraddizioni interne (in particolare del movimento pacifista israeliano) hanno impedito il raggiungimento di sostanziali cambiamenti dello status quo basati su politiche di riconoscimento e solidarietà. In un quadro di continuata occupazione militare e di violazioni (...)



Forum

 

Un mondo senza armi nucleari: perché, e come?

 

ScienzaePace apre un forum di discussione sulla necessità e la possibilità di un mondo futuro senza armi nucleari, a partire dal dibattito sviluppatosi nel mese di luglio 2012 sulle pagine di Foreign Affairs. Partiamo con la pubblicazione dell'articolo di Richard Falk, inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Palestina, sul problema della proliferazione nucleare in medio oriente, e in particolare dell'eventuale atomica iraniana. Riportiamo la traduzione italiana di Giuseppe Volpe, pubblicata online da ZnetItaly con Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA.Si tratta di una critica puntuale e serrata al commentary Why Iran Should Get the Bomb di Kenneth Walz, noto politologo del Saltzman Institute of War and Peace Studies, apparso su Foreign Affairs di Luglio-Agosto 2012. In questo commentary, come in altri suoi interventi, Walz vede gli equilibri di potere come efficaci basi delle prospettive di pace. Questa tesi è ben riassunta nel sottotitolo dell'articolo: "Nuclear Balancing Would Mean Stability", ovvero l'equilibrio nucleare significherebbe stabilità. Richard Falk è da tempo su posizioni molto diverse, che privilegiano lo sviluppo di una società civile globale e sostengono la necessità del disarmo. Anche il presente contributo è sostanzialmente su questa linea. Il dibattito è poi proseguito col response "Iran and the Bomb" apparso sullo stesso Foreign Affairs a firma di Colin H. Kahl, docente alla Georgetown, e dello stesso Kenneth Waltz. Nella sua parte di intervento, Kahl sostiene che un Iran nucleare non renderebbe il Medio Oriente più sicuro, ma porterebbe a più terrorismo ed al rischio di scontro nucleare. E che gli stati neo-nucleari si dimostrano più aggressivi anche nei conflitti a livello più basso. A sua volta, Waltz ribadisce la deterrenza nucleare come fattore di stabilità, anche a costo di incrementare il conflitto a livello più basso. Gli autori interessati a partecipare al Forum sono invitati a inviare alla redazione della rivista le proprie proposte di intervento.



Il pericolo della deterrenza nucleare


di Richard Falk


Appare sorprendente che la rivista ultra-tradizionale Foreign Affairs arrivi all’estremo di pubblicare, come articolo principale della sua ultima edizione, “Perché l’Iran dovrebbe avere la Bomba” del noto studioso di scienze politiche Kenneth Waltz. In realtà non è tanto il titolo appariscente, bensì il ragionamento dell’articolo che rappresenta uno schiaffo alla filosofia anti-proliferazione che ha costituito la pietra angolare della posizione generale degli stati dotati di armi nucleari. Waltz evita con cura di disconoscere la sua identità politica allineata con la tradizione. Ripete l’assunto, che s’intensifica sempre più, che l’Iran stia attualmente perseguendo senza tregua gli armamenti nucleari, anche se concede che possa star solo cercando di ottenere un potenziale di “reazione” – la capacità, in un’emergenza nazionale (...)



Eventi e incontri


Desde abajo. Dialogo con esperienze popolari di lotta in America Latina


di Valentina Valle Baroz


Dal 19 al 22 luglio 2012 si è tenuto a Cortona il Seminario “Desde abajo. Dialogo con esperienze popolari di lotta in America Latina”. L’appuntamento, che fa seguito a quelli del 2008, del 2010 e del 2011 organizzati dalla Fondazione "Neno Zanchetta", ha avuto l'obiettivo di approfondire la conoscenza dei movimenti sociali e indigeni latinoamericani, a partire da una riflessione sulla crisi e sulle alternative politiche praticabili, avanzate dalle diverse realtà in movimento. Ad affiancare e stimolare la riflessione degli oltre cinquanta partecipanti sono stati due ospiti provenienti dal Sud America, Hugo Blanco Galdos e Manuel Rozental, le cui vite, meritevoli di una trattazione a sé, saremo qui costretti solo ad accennare, consapevoli di non rendere loro giustizia. I lavori sono stati aperti la mattina di venerdì 20 luglio da Hugo Blanco, presidente onorario della Confederazione Contadina del Perù e direttore del mensile Lucha Indígena (...)



Campagne e movimenti sociali


Star wars made in Sicily

Il MOUS di Niscemi, i droni di Sigonella e le nuove lotte contro la guerra


di Antonio Mazzeo


A trent’anni di distanza dalla storica mobilitazione di Comiso contro gli euro-missili nucleari, il popolo della pace è tornato in Sicilia. Ha deciso di darsi appuntamento il 25 luglio scorso a Catania per lanciare una campagna estiva e autunnale di mobilitazione. Una serie di intellettuali, docenti universitari, militanti politici e sindacali, insegnati, rappresentanti del volontariato e del mondo dell’antimafia hanno dato voce a forti timori per l’escalation dei processi di militarizzazione in atto in Sicilia, trasformata da una parte in una immensa portaerei avanzata per le operazioni di guerra dall’Oceano Atlantico al Golfo Persico, dall’altra nell’ultima frontiera armata per bloccare i flussi migratori provenienti dalla sponda meridionale del Mediterraneo. La piattaforma della mobilitazione, redatta sotto forma di appello aperto alla sottoscrizione popolare, è molto articolata e prova a riannodare i fili del movimento pacifista (...)



Armi e disarmo


L'arte della pace conviene


di Paola Baiocchi


Scriveva Sun Tzu nel V secolo a.C. nel suo manuale di strategia, L’arte della guerra, che “la guerra si fonda sull’inganno”. All’inganno bellico cedono anche gli intellettuali quando sostengono che i conflitti armati siano il motore per la scienza e la tecnologia verso nuove scoperte e invenzioni. Va contro questa tesi lo storico inglese John Gittings che, nel suo ultimo saggio The Glorious Art of Peace. From the Iliad to Iraq, afferma che è stata la pace a promuovere il maggior numero di scoperte e invenzioni, spesso più importanti di quelle messe a punto a fini bellici. La “teoria del palo” contro la “teoria del carro”. Il carro è quello da guerra degli Ittiti, che ha trasformato l’età del bronzo come e quanto il nucleare militare ha dominato la nostra epoca. Il palo è quello che, imperniato con un contrappeso, una fune e un secchio, è stato inventato in Mesopotamia più o meno nello stesso periodo del carro da guerra (...)



Migrazioni


L’accordo di integrazione e il permesso di soggiorno a punti

Un caso di razzismo istituzionale e di creazione amministrativa di precarietà per gli immigrati


di Giuseppe Faso


Quando, nell’autunno 1989, nella Biblioteca Comunale di Capraia e Limite cominciammo a tenere un corso di italiano per lavoratori immigrati, non sospettavamo neanche lontanamente la forzatura di significati che si sarebbe scaricata due decenni dopo su tale accostamento alla lingua italiana da parte dei nostri nuovi vicini di casa. Erano stati loro a chiederlo, per muoversi meglio nella realtà che da pochi mesi avevano cominciato a esplorare. Tra le prime “offerte formative”, ci fu l’incontro con sindacalisti, amministratori e realtà associative, perché avessero parametri più ricchi grazie a cui muoversi nella società “di accoglienza”. Erano le semplici linee su cui si muovevano altre iniziative del genere, condotte da piccole associazioni con cui ci incontravamo per scambiarci indicazioni, esperienze, strumenti di lavoro. Un’effervescenza della società civile (...)



Modelli di sviluppo


Ripensare la cooperazione internazionale: il caso palestinese


di Giorgio Gallo


Per quanto notevolmente inferiore a ciò che riceve Israele (che, includendo tutto, arriva a circa 6 miliardi di dollari l'anno), la quantità di aiuti che arriva alla Palestina annualmente è particolarmente rilevante. Gli aiuti economici negli ultimi anni hanno superato globalmente il miliardo di dollari annui, ma malgrado ciò le condizioni di vita dei palestinesi, dagli accordi di Oslo a oggi, sono andate peggiorando. Nel 2009 e 2010 il numero di palestinesi in condizioni di povertà oscillava fra il 26% e il 50%, a seconda dell'indicatore di povertà usato. Secondo il Programma Alimentare Mondiale, nel 2011 circa la metà delle famiglie palestinesi ha avuto problemi di sicurezza alimentare. La disoccupazione dal 2009 si mantiene intorno al 30%, con valori del 43% fra i giovani sotto i 30 anni (valori medi fra Cisgiordania e Gaza). I motivi di ciò sono diversi, alcuni lontani, altri più recenti. (...).



Armi e disarmo


Iran: non vi sono soluzioni militari della controversia sul programma nucleare


dell'Unione degli Scienziati per il Disarmo (USPID)


Gli ultimi mesi del 2011 e l’inizio del 2012 sono stati caratterizzati da un crescente livello della polemica internazionale sul programma nucleare iraniano, sempre più spesso si parla della possibilità di un intervento militare contro quelle installazioni nucleari da parte principalmente di Israele.. È essenziale invece che i responsabili della diplomazia non si facciano intrappolare nel dilemma fra l’accettazione impotente di un Iran come nuova potenza nucleare, e l’eliminazione con un intervento militare di un programma nucleare dichiaratamente civile. Per evitare un’altra guerra è quindi importante sostenere una posizione che da un lato abbassi i toni della polemica, e dall’altro esamini le possibili soluzioni all'impasse diplomatica. In base all’Articolo IV del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare, del quale esso è parte dal 1968, l’Iran ha il diritto – sotto il controllo dell’IAEA – di arricchire l’uranio e di produrre combustibile per il proprio programma nucleare (...)



Guerre e conflitti


La sete di Ismaele

Crisi siriana, lettera aperta a Kofi Annan


di Paolo Dall'Oglio


Ecc.mo Signor Kofi Annan, Segretario Generale emerito dell’Onu. Pace e bene. Con questa pubblica comunicazione vorrei esprimerle innanzi tutto gratitudine per aver accettato questo incarico delicatissimo per la salvezza della Siria e per la pace regionale. Ci aggrappiamo alla sua iniziativa come dei naufraghi a una zattera! Lei è riuscito a superare lo scoglio dell’opposizione russa a qualunque proposta che comportasse un autentico cambiamento democratico. In prospettiva, la Siria può e deve costituire un elemento di bilanciamento delle problematiche regionali e non un cancro corrosivo. Mi sembra che una maggioranza di siriani ragioni in termini di equilibrio multipolare e non in quelli d’una nuova guerra fredda. Il popolo siriano è tradizionalmente antimperialista, ma molto di più è a favore della creazione d’un polo arabo che ne rappresenti (...)



Letture


Elvira Corona, Lavorare senza padroni. Viaggio nelle imprese “recuperadas” d'Argentina, EMI, 2012.


di Francesco Biagi


La recente ricerca di Elvira Corona, dedicata all'esperienza delle fabbriche recuperate per mano degli operai nella fase più acuta della crisi economica che ha colpito l'Argentina fra il 2000 e il 2001, porta all’attenzione questioni politiche oggi più che mai attuali in Italia e in Europa. Di fronte alle politiche di austerity imposte dalla Troika euro-internazionale costituita dalla Banca Centrale Europea, dall’Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale, così come di fronte all’attacco ai diritti dei lavoratori portato avanti con politiche classiste e antisindacali da manager “moderni” come Sergio Marchionne o da ministri “tecnici” come Elsa Fornero, la lezione che viene dell’Argentina può essere estremamente istruttiva. Proprio l’esperienza della spirale crisi-austerità in cui si è avvolto quel paese all’inizio del nuovo millennio ci dice che il film che ora viene proiettato, sul presente e sul futuro dell’Europa, è un film già visto: un film che parla della “lotta di classe” condotta dai los de arriba (quelli che stanno in alto) contro i los de abajo (quelli che stanno in basso). Che questa specifica declinazione della lotta di classe sia al centro delle dinamiche contemporanee lo ha suggerito, recentemente e autorevolmente, anche Luciano Gallino (2012). Nella prefazione Francuccio Gesualdi ricorda come l’esperienza argentina delle imprese recuperate riporti in auge i progetti di autogestione democratica nei luoghi di lavoro propri del movimento operaio del secolo scorso, nonostante una certa sinistra (parlamentare, ma anche sindacale) si vergogni da tempo di utilizzare termini che abbiano tracce di connessione con “l'idea socialista” e con la nozione di classe. Si spinge oltre, e non teme di dire che “la storia ci dimostra che tutte le questioni di principio poste da Marx vanno riprese una per una (...)